Glossario di termini Buddhisti


Questo glossario si basa principalmente sulle lezioni di Lorig (Mente e conoscenza), Semgiun (Fattori mentali), Drupta (Conclusioni dimostrate), Salam (Terre e sentieri) e Lamrim (Sentiero graduale) tenute presso il Ghe Pel Ling istituto studi di Buddhismo tibetano di Milano dai Ven. Maestri Lama Thamthog Rinpoche e Lama Tenzin Kyenrab Rinpoche. 


Per quanto ovvio, non può sostituire l’ascolto dei discorsi e lo studio dei testi, ma ci auguriamo che possa essere un supporto per l’apprendimento e la pratica degli insegnamenti di Dharma.

Accanto ad ogni termine in italiano/inglese e alla rispettiva definizione è presente il termine originale in tibetano, la sua translitterazione e – dove possibile – la translitterazione in sanscrito. Per quanto riguarda la traslitterazione in tibetano, questa è solo fonetica. La realizzazione di questo lavoro è stata possibile grazie alla gentilezza dei nostri Maestri che si impegnano instancabilmente a insegnare il Dharma. Un ringraziamento particolare anche al traduttore dell’Istituto, Norbu Lamsang. Ogni errore è da attribuirsi ai redattori.

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La presente versione è la n. 2 pubblicata nel gennaio 2013.

Qualsiasi merito derivante dall’aver compilato, letto, diffuso questo lavoro è dedicato alla lunga vita dei nostri gentili Maestri, perché il Dharma possa propagarsi e restare a lungo e al beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Buona consultazione.

 

VERSIONE STAMPABILE - ITALIANO

PRINTABLE VERSION - ENGLISH

 

 

Italiano

བོ་ཡིག།

Fonetica tibetano

Traslitterazione sanscrito

Definizione in italiano

 

 

 

 

 

Addestramento mentale

བློ་སྦྱོང།

Lo.Giong

-

1. In senso generale, vi sono tre livelli di addestramento mentale in accordo ai tre livelli di motivazione delineati nel Lam Rim (cfr). La motivazione iniziale è quella di praticare per ottenere una migliore rinascita futura. La motivazione intermedia è quella di praticare per ottenere la liberazione (Nirvana) dal circolo vizioso delle rinascite (samsara), unicamente per il proprio beneficio. La motivazione più elevata, come discepoli del sentiero mahayana, è quella di praticare motivati da Bodhicitta per ottenere la completa illuminazione per il beneficio di tutti gli esseri. 2. Questo termine è anche riferito, in senso specifico, a tutti i metodi che spiegano come generare Bodhicitta, come i Sette Punti di Ghesce Cekawa e gli Otto Versi di Ghesce Langri Tanpa.

Afferrare

འཛིན་པ།

Zin.pa

Grāhana

Comprendere, capire. È riferito alla mente in quanto soggetto (cfr) che apprende, capisce, conosce il suo oggetto.

Afferrarsi al sé dei fenomeni

ཆོས་ཀྱི་བདག་འཛིན།

Ciö.kii.dag.zin

-

Secondo la scuola Madhyamika-Prasangika la concezione errata che – a causa dell’ignoranza - vede i fenomeni come veramente esistenti (o da parte propria). È di due tipi: innato e formato intellettualmente.

Afferrarsi al sé della persona

གང་ཟག་གི་བདག་འཛིན། - གང་ཟག་གི་བདག་འཛིན་གཉིས། - གང་ཟག་གི་བདག་འཛིན་ལྷན་སྐྱེས། - གང་ཟག་གི་བདག་འཛིན་ཀུན་བཏགས། -

Gang.sag.ghii.dag.zin. - Gang.sag.ghii.dag.zin.gni. - Gang.sag.ghii.dag.zin.lhan.kie. - Gang.sag.ghii.dag.zin.kün.tag.

Pudgalatmagraha

Secondo la scuola Madhyamika-Prasangika è la concezione errata del sé della persona come se fosse veramente esistente (o da parte propria). È di due tipi: innato e formato intellettualmente. La differenza con le altre scuole consiste nel fatto che queste non parlano di persona non esistente da parte propria o non veramente esistente.

Afferrarsi al sé grossolano e sottile della persona

གང་ཟག་གི་བདག་འཛིན་རགས་པ་ - གང་ཟག་གི་བདག་འཛིན་ཕྲ་མོ་ -

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gang.sag.ghii.dag.zin.rag.pa - Gang.sag.ghii.dag.zin.tra.mo - -

-

L’afferrarsi al sé grossolano è una visione che sostiene l’esistenza di un sé della persona permanente, singolo, autonomo. Tutte le scuole danno la stessa interpretazione dei primi due termini: permanente significa non soggetto a nascita e distruzione, singolo è non dipendente dalle parti. Per quanto riguarda l’afferrarsi al sé autonomo, per Madhyamika Prasangika, questo è la concezione di un sé non dipendente da cause e condizioni, mentre le altre scuole sostengono che è la concezione di un sé esistente come entità propria, distaccato dalle parti. L’afferrarsi al sé sottile è una visione che sostiene l’esistenza di un sé come sostanza (cfr) autosufficiente, all’interno dei cinque aggregati e utilizzatore di essi. Il primo tipo è solo formato intellettualmente, mentre l’afferrarsi al sé stottile è sia innato sia formato intellettualmente. Entrambi costituiscono gli ostacoli alla Liberazione secondo le scuole diverse dalla Madhyamika-Prasangika, che invece le ritiene soltanto concezioni errate (cfr ostacoli alla Liberazione).

Afferrarsi all’io, al sé

ངར་འཛིན།

Ngar.zin

Ahamkara

Considerare il semplice “io” di sé stessi come veramente esistente.

Afflizioni radice (Sei)

རྩ་ཉོན་དྲུག། - འདོད་ཆགས། - ཁོང་ཁྲོ། - ང་རྒྱལ། - མ་རིག་པ། - ཐེ་ཚོམ། - ལྟ་བ།

Tza gnon drug - Dö ciag - Cong dro - Nga ghial - Ma rig pa - Te tzom - Ta ua

Raga - Pratigha - Mana - Avidya - Vicikitsa - Mithtyia drsti

Fattori mentali (cfr Lorig/semgiun) chiamati difetti mentali radice per tre motivi principali: sono causa di un legame alla catena di esistenza ciclica condizionata; creano uno stato di non pace incontrollabile; rendono la mente agitata, selvaggia, malvagia, senza scelta. Sono: attaccamento, odio, ignoranza, orgoglio, dubbio afflitto e visioni errate.

Aggregati psicofisici

ཕུང་པོ་ལྔ - 1 གཟུགས - 2 ཚོར་བ - 3 འདུ་ཤེས - 4 འདུ་བྱེད - 5 རྣམ་ཤེས

Pun.po.nga - Sug - Tzor.ua - Du.sce - Du.gee - Nam.sce

Skandha

Cinque elementi fisici e mentali sull’insieme dei quali si identifica la persona: 1. forma, 2. sensazione, 3. discriminazione, 4. fattori composti, 5. coscienza. La forma si riferisce alla componente fisica, tangibile, per gli altri aggregati v. le singole voci.

Aggressività

གནོད་སེམས

Tön sem

vyāpāda

(cfr Lorig/semgiun) Fattore mentale non virtuoso secondario che fa parte della “famiglia” dell’odio. Stato di collera violento e minaccioso che ha il desiderio di danneggiare l’oggetto dell’odio.

Agitazione mentale grossolana

རྒོད་པ་རགས་པ།

Gö.pa rag.pa

-

Nella pratica della meditazione concentrata su un punto (shiné), consiste nel perdere l’oggetto di focalizzazione dopo averlo tenuto per un certo periodo di tempo.

Akanishta

འོག་མིན

Og.min

akaniṣṭha

Nel Mahayana si dice che i Buddha conseguono la piena Illuminazione nell’Akanishta, l’ultimo dei cieli degli dei della Terra Pura. Questo permette Loro di manifestare i Loro Corpi di Forma.

Amore

བྱམས་པ།

Jampa

Maitreya

Desiderare che tutti possano essere felici e possano avere la causa della felicità.

Apparenza dualistica

གཉིས་སྣང

Gni.nang

dvayābhatā

La dualità tra oggetto appreso e la coscienza che lo apprende.

Arhat – Distruttore del nemico

དགྲ་བཅོམ་པ།

Draciompa

Arhat/Arhant

“Distruggere i nemici interiori” si riferisce al completo abbandono delle afflizioni mentali. L’Essere che si trova in questo stato di cessazione ottiene il Nirvana (cfr).

Arroganza

རློམ་སེམས།

Lom.sem

abhimanyati

(cfr Lorig/semgiun) Fattore mentale negativo secondario di tipo orgoglio, che dà un sentimento di superiorità.

Arya

འཕགས་པ།

Pag.pa

ārya

Essere nobile, eminente, superiore, che ha lapercezione diretta della vacuità. Colui che ha ottenuto il sentiero della visione (il terzo dei cinque), nel quale si diventa il vero rifugio Sangha.

Aryabodhisattva

བྱང་སེམས་འཕགས་པ།

Pagpa Cianciub Sempa

Aryabodhisattva

Bodhisattva che ha realizzato direttamente la vacuità e ha ottenuto almeno il Sentiero della Visione (cfr).

Aryadeva

འཕགས་པ་ལྷ།

Pag.pa Lha

Aryadeva.

Discepolo principale diretto di Nagarjuna, erudito altamente stimato che sconfisse il famoso insegnante Tirthika Asvaghosa in un dibattito aperto. Per molto tempo abate del monastero indiano di Nalanda, compose i trattati fondamentali del Madhyamika, tra cui “Le quattrocento stanze”, dove spiega il pensiero di Nagarjuna sulla vacuità dei fenomeni.

Asanga

ཐོགས་མེད།

Tog.mee

Asanga

Fratello maggiore di Vasubandhu (cfr) e maestro fondatore della scuola Cittamatra. Pionere del lignaggio vasto, è famoso per aver portato dalla Terra di Tushita le Cinque Opere di Maitreya. La sua opera comprende i Cinque Trattati e i Due Compendi.

Aspirazione

འདུན་པ་

Dün.pa

Chanda

(cfr Lorig/semgiun) Fattore mentale che determina l’oggetto. Ha l’aspetto di interessarsi dell’oggetto e la funzione di far suscitare lo sforzo entusiastico. Può essere: 1. dell’incontro, 2. di non separare, 3. dell’impegno, (di ottenere), 4. della separazione (opposto del primo tipo).

Atisha

ཇོ་བོ་རྗེ་དཔལ་ལྡན་ཨ་ཏི་ཤ།

Gio uo ge pal den a ti sha

Atisha

Maestro indiano, grazie al quale si ebbe la seconda diffusione dell’insegnamento in Tibet, dove venne invitato dal Re Chianchub O’, rimanendo ad insegnare fino alla morte. Noto in Tibet come il “Signore del Rifugio”, compose oltre duecento opere, tra cui il testo intitolato Lampada del Sentiero, sulla base del quale molti autorevoli maestri tibetani scrissero gli insegnamenti Lam.Rim.

Atman

 

 

Atman

Coscienza universale, completamente fuori del tempo-spazio-causa, che dimora nel Brahman. L’esistenza di una coscienza di questo tipo è confutata dal Buddhismo.

Attaccamento

འདོད་ཆགས།

Dö.ciag

Raga

(cfr Lorig/semgiun) Una delle sei afflizioni radice. Fattore mentale secondario che si afferra e desidera non separarsi dall’oggetto desiderato, che è percepito come attraente e dotato di qualità, che vengono sovrastimate esageratamente. È detto “l’uncino del diavolo”, che tiene legati all’esistenza ciclica.

Attività intenzionale

བསམ་པའི་ལས།

Sam pii le

-

Karma o attività di corpo e parola motivate dalla mente (cfr karma).

Autoconoscitore, appercezione

རང་རིག།

ran rig

Svasamvedana

Consapevolezza non concettuale che apprende solo fenomeni “interni” (coscienze). Questo tipo di consapevolezza non è accettata da Vaibhasika, Madhyamika-Svatantrika-Sautrantika e Madhyamika-Prasangika. Le scuole che sostengono l’esistenza di questo conoscitore affermano che si è in grado di avere il ricordo di un oggetto conosciuto in momenti precedenti perché una mente (autoconoscitore) ha appreso la mente che percepiva l’oggetto ricordato. In altre parole, secondo queste scuole, se non vi fosse l’autoconoscitore non sarebbe possibile ricordare. Prasangika smentisce questa tesi spiegando che la possibilità di ricordare è dovuta alla forza percezione stessa.

Avarizia

སེར་སྣ་

Serna

Manya.

Fattore mentale negativo secondario. Attitudine mentale che si sviluppa sulla base dell’attaccamento verso un oggetto materiale, che si vuol tenere strettamente, stringere, non si vuole perdere o separsene. Le azioni compiute sulla spinta dell’avarizia producono il risultato karmico della povertà.

Azioni negative

ཁ་ན་མ་ཐོ་བ།

Kha.na.ma.to.ua

Avadya

Tutte le azioni errate, attività non virtuose e negative, tendenti a produrre sofferenza. (cfr karma)

Bar.do

བར་དོ

Bar.do

antarābhava

Stato intermedio. Indica l’esistenza fra la morte e la nascita successiva. Ha una forma completa, ma sottile e per questo niente può ostacolare il suo passaggio. L’essere che si trova nel bar.do si nutre di odore e la durata massima della sua vita è di sette settimane, se sta per rinascere come essere umano.

Base

གཞི་།

Sci

vastu

La base fa riferimento a tutto ciò che esiste. Tutte le scuole buddhiste distinguono la base in due divisioni: soggetto - che conosce - e oggetto - ciò che è conosciuto (cfr).

Base dell’imputazione

གདགས་གཞི།

Dag ji

prajñapti-vastu

Ad es. i cinque aggregati psicofisici (cfr) sono la base per imputare “persona”, “io” o “sé.

Bhagavat

བཅོམ་ལྡན་འདས།

Ciom den de

Bhagavat

Vittorioso Conquistatore, Vittorioso Oltremondano, Buddha.

Bhavaviveka

སློབ་དཔོན་ལེགས་ལྡན་འབྱེད་

Lob.pön.leg.den.gie

Bhavaviveka

Filosofo indiano del Madhyamika. Il suo sistema è noto con il nome di Madhyamika-Svatantrika.

Bodhgaya

རྡོ་རྗེ་གདན་

Do.rje.den

Bodh Gaya

Luogo indiano. Mille Buddha compariranno nel mondo con il Corpo della Emanazione, raggiungeranno l’Illuminazione a Bodhgaya e beneficeranno gli esseri, come accadde con Buddha Shakyamuni.

Bodhicitta convenzionale

ཀུན་རྫོབ་བྱང་ཆུབ་ཀྱི་སེམས།་

Kün.dzob.ciang.ciub.ki.sem

saṃvṛtibodhicitta

Include sia la Bodhicitta dell’aspirazione sia quella dell’impegno. È detta convenzionale perchè l’oggetto di questa mente appartiene alla realtà convenzionale.

Bodhicitta dell’aspirazione

ཀུན་རྫོབ་བྱང་ཆུབ།

Kün.dzob.ciang.ciub

-

Si riferisce al desiderio spontaneo di ottenere l’illuminazione per il beneficio degli esseri senzienti.

Bodhicitta dell’impegno

འཇུག་སེམས་བསྐྱེད།

Sug.sem.kie

Prasthana cittotpada

La Mente dell’Illuminazione che, oltre ad avere l’aspirazione, è impegnata concretamente nelle pratiche del Bodhisattva. Si riferisce all’effettiva pratica di ottenere l’illuminazione. Più in dettaglio, include la pratica delle Sei Paramita e l’osservanza dei Voti del Bodhisattva.

Bodhicitta ultima

དོན་དམ་བྱང་ཆུབ་ཀྱི་སེམས།

Dön.dam.giang.ciub.kii.sem

Paramarthabodhicitta

Mente dell’Illuminazione che è trascendentale e libera da ogni elaborazione, estremamente chiara, immacolata, irremovibile, il cui oggetto è la verità ultima. È ottenuta dall’unione di calmo dimorare (shinè) e visione profonda (lhaktong).

Bodhicitta/Mente dell’Illuminazione

བྱང་ཆུབ་ཀྱི་སེམས།-སེམས་བསྐྱེད་གཉིས་ - A. ངོ་བོའི་སྒོ་ནམ། - 1. ཀུན་རྫོབ་སེམས་བསྐྱེད། - 2. དོན་དམ་སེམས་བསྐྱེད། - B. སྦྱོར་བའི་སྒོ་ནས། - 1. སྨོན་པ་སེམས་བསྐྱེད། - 2. འཇུག་པ་སེམས་བསྐྱེད།

Cian.ciub.sem Sem.kyie.gni - - A. ngo poi go ne - 1. Kün zob sem kyi - 2. Tön dam sem kyi - - B. cior poi go ne - 1. mön pa sem kyi - 2. giug pa sem kyi -

 

Bodhicitta -A1. Samvrti cittotpada - A2. Paramartha cittotpada - - B1. Pranidhana Bodhicittotpada - B2. prasthanacittopada

Bodhi, illuminazione, citta, mente. Il fondamento del Veicolo Mahayana. È la ferma, irremovibile, spontanea intenzione di ottenere l’Illuminazione per il bene di tutti gli esseri senzienti. È suddivisa in: A - Bodhicitta dell’aspirazione e dell’impegno, e B - convenzionale e ultima.

Bodhisattva

བྱང་ཆུབ་སེམས་དཔའ།

Cian.ciub.sem.pa

Bodhisattva

Un essere che ha generato stabilmente la motivazione altruistica di Bodhicitta. Il Bodhisattva è anche chiamato “Figlio dei Vittoriosi”; più precisamente, è colui che come minimo ha ottenuto il primo sentiero (Accumulazione, cfr) del Grande Veicolo.

Brahman

ཚངས་པ་

Tzan.pa

Brahman

Secondo le scuole induiste, è l’immutabile, infinita, immanente, e trascendente realtà che è il fondamento divino di tutto ciò che esiste.

Brama

སྲེད་པ།

Se pa

Trsna

Il forte desiderio di incontrare o non essere separato da sensazioni piacevoli, essere separati da quelle sgradevoli e non perdere la sensazione neutra. È l’ottavo fra i dodici anelli (o vincoli) dell’origine dipendente.

Buddha

སངས་རྒྱས་

Sang.ghie

Buddha

L’Essere illuminato. Colui che ha completamente purificato tutti i difetti e le afflizioni e perfezionato ogni conoscenza e saggezza, che conosce tutti i fenomeni per quello che sono (cfr illuminazione e omniscienza). Le qualità di Buddha sono innumerevoli e possono essere raggruppate in sei gruppi principali: 1 del Corpo, dotato di trentadue segni maggiori e ottanta minori, è particolarmente piacevole da guardare senza che sorga attaccamento; 2 della Parola, dotata di un “segreto inconcepibile” in grado di far comprendere con una singola frase ad innumerevoli ascoltatori diversi significati in accordo alle loro predisposizioni; 3 della Mente, dotata delle caratteristiche dell’onniscienza; 4 della grande Compassione, rivolta a tutti gli esseri ed incomparabilmente superiore a quella di una madre verso il suo unico figlio; 5 della grande Abilità nel mostrare diversi sentieri in accordo alle inclinazioni degli esseri; 6 delle Azioni che sorgono spontaneamente dal Dharmakaya e sono in grado di aiutare simultaneamente un gran numero di esseri. Buddha è il primo Oggetto di Rifugio e come tale è valido perché: 1 lui stesso è definitivamente libero da ogni paura, 2 è abile nel mostrare agli altri il metodo per essere liberi dalle paure, 3 si impegna nel beneficiare gli altri con grande compassione equanime, senza discriminare, 4 beneficia tutti, indipendentemente dal fatto che gli altri siano buoni o cattivi nei suoi confronti.

Buddhadharma

དམ་ཆོས་

Dam.ciö

Sad-dharma

Gli insegnamenti e le pratiche del Dharma. È chiamato anche “Sentiero Buddhadharma”.

Buddhapalita

སངས་རྒྱས་བསྐྱངས་

Sanghe Kyan

Buddhapalita

Pandit (cfr.) appartenente alla scuola Madhyamika. Frequentò l’Università di Nalanda. Fu fondatore della Madhyamika-Prasangika.

Buddhista/”Interiorista”

ནང་པ་

Nan.pa

-

Tutte le scuole e i praticanti buddhisti sono accomunati da: avere come Maestro un Essere illuminato, Buddha, di cui riconoscono le qualità e ne seguono la dottrina di non violenza e la visione filosofica, caratterizzata dai quattro sigilli (cfr). Con questa base comune prendono rifugio e praticano, in accordo ai diversi scopi (cfr Tre scopi), applicando gli insegnamenti delle scuole filosofiche (cfr drubta).

Causa o condizione della percezione ingannevole

འཁྲུལ་རྒྱུ། - འཁྲུལ་རྒྱུ་བཞི། - འཁྲུལ་རྒྱུ་ཡུལ་ལ་ཡོད་པ། - འཁྲུལ་རྒྱུ་རྟེན་ལ་ཡོད་པ། - འཁྲུལ་རྒྱུ་གནས་ལ་ཡོད་པ། - འཁྲུལ་རྒྱུ་དེ་མ་ཐག་རྐྱེད་ལ་ཡོད་པ།

Trul.ghiu - Trul.giu.sci - Trul.ghiu.yul.la.iö.pa - Trul.ghiu.ten.la.iö.pa. - Trul.ghiu.ne.la.iö.pa. - Trul.ghiu.de.ma.thag.ghie.la.iö.pa.

-

(cfr Lorig/semgiun) La causa ultima di una percezione ingannevole è costituita dall’ignoranza di afferrarsi al sé e dal considerare il proprio io caro e prezioso. Vi sono poi diverse cause temporanee, raggruppabili in quattro categorie: 1. inganno causato dall’oggetto, ad es. vedere un cerchio di fuoco quando si ruota una torcia; 2. inganno causato dalle facoltà sensoriali, ad es. il vedere doppio a causa di un difetto visivo; 3. inganno causato dall’ambiente, ad es. vedere gli alberi che si muovono sulla riva mentre si sta viaggiando in barca; 4. inganno causato dalla condizione immediata, ad es. quando si hanno problemi di bile, è possibile vedere gli oggetti aventi un colore giallo.

Causa principale

དངོས་རྒྱུ།

Ngö.ghiu

Sajnatkarana

Causa che genera direttamente il suo risultato, trasformandosi in esso, ad es. il seme come causa dell’albero. I fenomeni composti, prodotti, impermanenti sorgono sulla base di un rapporto di causa ed effetto nel quale concorrono cause e condizioni (cfr), che danno luogo all’effetto. In senso generale questi tre concetti sono sinonimi e si distinguono solo facendo riferimento ad una specifica relazione fra determinati fenomeni.

Ad esempio, una madre e suo figlio in senso generale sono entrambi fenomeni composti, prodotti, ma anche potenzialmente cause e condizioni. Analizzando però il solo rapporto fra i due, madre e figlio non sono la stessa cosa, in quanto quest’ultimo è nato dalla madre e quindi in questo contesto la madre è la causa, e il figlio in dipendenza della madre è il risultato.

Cause attivanti

འགྲུབ་བྱེད་ཀྱི་ཡན་ལག།

Drub.gee.kii.yen.lag

-

(cfr dodici anelli o legami dell’origine dipendente) Brama, divenire ed esistenza sono le cause attivanti fra i dodici anelli dell’origine dipendente, in quanto responsabili dell’attivazione, al momento della morte, dei semi degli istinti karmici impiantati nella coscienza, che determinano la futura rinascita.

Cause proiettanti

འཕེན་བྱེད་ཀྱི་ཡན་ལག།

Pen.gee.kii.yen.lag

-

All’interno dei dodici anelli dell’origine dipendente, i tre che predispongono le cause per la maturazione del karma che fa rinascere nell’esistenza ciclica (samsara): ignoranza, formazione del karma, coscienza.

Cessazione analitica

སོ་སོར་བརྟགས་འགོག།

So sor tag gog

Pratisamkhyanirodha

Cessazione ottenuta attraverso la meditazione e l’analisi, che porta ad abbandonare uno specifico oggetto di abbandono.

Cessazione non analitica

སོ་སོར་བརྟགས་མིན་འགོག་པ།

So sor tag min gog pa

Apratisamkhyanirodha

Cessazione che non è acquisita tramite la saggezza di meditazione e analisi e pertanto non è un abbandono irrevocabile di oggetti di abbandono.

Chandrakirti

ཟླ་བ་གྲགས་པ།

Dawa Dakpa

Chandrakirti

Pandit indiano che appartenne alla scuola Madhyamika. Frequentò l’Università di Nalanda, di cui fu anche l’abate. Compose commentari basati sui testi di Nagarjuna.

Chiara realizzazione

མངོན་རྟོགས

Ngon tok

abhisamaya

Realizzazione sostenuta dalla rinuncia. Si distingue da “realizzazione diretta”, perché quest’ultima non è necessariamente un sentiero (cfr “sentiero” nel sign. 2).

Ciakrasamvara

འཁོར་ལོ་བདེ་མཆོག་

Khor.lo.de.ciog

Chakrasamvara

«Ruota della suprema beatitudine». È tra le principali deità prescelte per la meditazione negli Anuttara-yogatantra. È la divinità fondamentale dei tantra-madri.

Cinque crimini nefandi

མཚམས་མེད་ལྔ། - ཕ་གསོད་པ། - མ་གསོད་པ། - དགྲ་བཅོམ་པ་གསོད་པ། - དེ་བཞིན་གཤེགས་པའི་སྐུ་ལས་ངན་སེམས་ཀྱིས་ཁྲག་འབྱིན་པ། - དགེ་འདུན་གྱི་དབྱེན་འབྱད་པ།

Tzam mee nga - 1 Pa sö pa - 2 Ma sö pa - 3 Dra tzom pa sö pa - 4 De scin sce pii ku le nghen sem kyi drag cin pa - 5 Ghe dün ien ie pa

Pancanantariyani

Cinque azioni non virtuose che spingono le persona immediatamente nel peggiore inferno. Sono: 1. parricidio, 2. matricidio, 3. uccidere un Arhat, 4. far uscire sangue dal Corpo di un Buddha con intenzioni malevoli, 5. causare uno scisma nel Sangha.

Cinque degenerazioni

སྙིགས་མ་ལྔ། - ཚེ་སྙིགས་མ་། - ཉོན་མོངས་སྙིགས་མ། - སེམས་ཅན་སྙིགས་མ། - དུས་སྙིགས་མ། - ལྟ་བ་སྙིགས་མ།

Gnig.ma.nga - Tzè.gnig.ma - Gnön.mong. gnig.ma - Sem.cen. gnig.ma - dü gnig.ma - ta.ua.gnig.ma

Panca kasayah - ayuh kasaya - klesha kasaya - sattva kasaya - kalpa kasaya - drsti kasaya -

1. Della durata della vita, 2. Delle afflizioni, 3. Delle persone, 4. Del tempo, 5. Delle visioni.

Cinque elementi

ཁམས་ལྔ། - ས། - ཆུ། - མེ། - རླུང། - ནམ་མཁའ།

Me.nga - Sa - Ciu - Me - Lung - Nam.ka

Panca dhatu: - Bhu - Jala - Tejas - Anila - Akasa - -

Nell’ordine: terra, acqua, fuoco, vento, spazio.

Cinque modi errati di procurarsi da vivere

ལོག་འཚོ་ལྔ།

Log tzo nga

-

Nell’ordine: adulazione, allusione, fare favori per avere ricompense, usare la forza, modi affettati.

Cinque percezioni dirette sensoriali

དབང་མངོན་ལྔ།

Tab.ngön.nga

-

Cfr mente principale.

Cinque saggezze di base

ཡེ་ཤེས་ལྔ། - མེ་ལོང་ལྟ་བུའི་ཡེ་ཤེས། - སོ་སོར་རྟོག་པ་ཡེ་ཤེས - ཉམ་ཉིད་ཡེ་ཤེས། - བྱ་སྒྲུབ་ཡེ་ཤེས། - ཆོས་དབྱིངས་ཀྱཡ་ཡེ་ཤེས།

Ye.she nga: - 1 Me.long ta.dui ye.she - 2 Sor.tog ye.she - 3 Gnim.gnii ye.she - 4 Gia.drig ye.she - 5 ciö.ging kii.ye.she

Panca jnanani: - 1 Adarsha jnam - 2 Pratyavekshana jnam - 3 Samata jnam - 4 Krtyanusthana jnam - 5 dharmadhatu jnam -

1 La saggezza di base come lo specchio indica uno stato mentale, in particolare collegato alla capacità visiva, che ha la capacità di percepire chiaramente le immagini presenti davanti agli occhi. 2 La saggezza base dell’uguaglianza indica l’aspetto mentale in grado di riconoscere e di ricordare le tre differenti sensazioni: piacevole, spiacevole e indifferente. 3 La saggezza di base dell'analisi individuale indica l’aspetto mentale in grado di discriminare, di riconoscere correttamente. 4 La saggezza di base del compimento delle attività indica l'aspetto mentale in grado di ricordare le attività ordinarie e il loro scopo. 5 La saggezza del Dharmadhatu indica l'apparenza del tutto vuoto.

Cinque similitudini

མཚུངས་ལྡན་རྣམ་པ་ལྔ།

Tzung.nghen.nam.pa.nga

-

Tra i fattori mentali e la mente principale che essi accompagnano ci sono cinque similitudini: base (ad es. in una coscienza visiva l’organo dell’occhio), oggetto (ad es. una forma), aspetto (l’apparenza, ad es. una forma di colore blu), tempo (sorgono simultaneamente) e sostanza (ognuno di essi ha una sua specifica sostanza).

Cittamatra – scuola dell’aspetto (apparenza) falso

དྲི་བཅས་རྣམ་བརྫུན།

Dri.ce.nam.zün

-

Una delle suddivisioni della scuola Cittamatra, che sostiene che l’apparire di un oggetto grossolano (ad esempio il colore blu che appare a una coscienza visiva) ad una coscienza sensoriale non esiste nel modo in cui appare.

Cittamatra – scuola dell’aspetto (apparenza) vero

དྲི་མེད་རྣམ་བརྫུན།

Dri.mee.nam.z ün

-

Una delle suddivisioni della scuola Cittamatra, che sostiene che l’apparire di un oggetto grossolano ad una coscienza sensoriale esiste nel modo in cui appare.

Cittamatra (Solo Mente)

སེམས་ཙམ་པ།

Sem zam pa

Cittamatra, Yogacara

Conclusione dimostrata di chi nega l’esistenza esteriore, sostiene l’esistenza dei fenomeni come maturazione dell’impronta mentale e l’auto conoscitore come realmente esistente. Questa scuola segue l’insegnamento Mahayana, asserisce la mancanza di dualità tra oggetto e possessore dell’oggetto e suddivide i fenomeni in tre categorie: dipendenti dalla forza d’altro (i fenomeni impermanenti), completamente stabiliti (la vacuità) e solamente imputati (tutti gli altri fenomeni permanenti). Fra le sue suddivisioni, i seguaci della scuola scritturale sostengono l’esistenza di otto tipi di coscienza principale (cfr coscienza base di tutto e conscienza di base afflitta) mentre i seguaci della scuola logica sostengono solo i sei tipi, concordando in questo con tutte le altre scuole.

Cognizione inferente

རྗེས་དཔག

gee.pag

anumāna

(cfr Lorig/semgiun) Cognizione concettuale non ingannevole, il cui oggetto può essere leggermente nascosto o profondamente nascosto, che nasce dipendendo da un segno corretto. - Ci sono tre tipi: 1 per il potere dei fatti; 2 per ciò che è noto; 3 per fede, fiducia. - La cognizione inferente sorge dipendendo da un segno, caratterizzato dai “tre modi della logica”. (cfr) Pertanto, un conoscitore inferente ha queste caratteristiche: 1 è concettuale, 2 sorge dipendendo da una base costituita da un ragionamento logico valido, 3 è valido. Il primo tipo di cognizione inferente realizza fenomeni leggermente nascosti, come nell’esempio “il suono è impermanente perché è un fenomeno prodotto”. Il secondo tipo realizza la adattabilità di un concetto/nome ad un fenomeno, come nell’esempio “questo fenomeno quadrato di legno può essere chiamato tavolo perché esiste come oggetto di concettualità”. Il terzo tipo realizza un oggetto profondamente nascosto, come nell’esempio: “Buddha afferma che praticando questa azione specifica di generosità puoi ottenere in futuro quel risultato specifico”; per accettare questa affermazione non è possibile basarsi né su una percezione diretta né su una logica basata sul potere dei fatti, ma avere fiducia in Buddha e per far ciò occorre prima stabilire che tutte le Sue affermazioni e insegnamenti sono corretti, validi e puri. È possibile far ciò valutando se sono ragionevoli, se sono sostenuti dalla logica e sperimentandoli personalmente. Più precisamente, per credere alla parola di Buddha (o di chiunque), è necessario che l’affermazione sia libera da tre contraddizioni (“purificata da tre analisi”): 1 una cosa evidente non deve essere contraddetta da qualcos’altro evidente; 2 una cosa leggermente nascosta non deve essere contraddetta almeno dalla ragione dei fatti; 3 una cosa profondamente nascosta non deve essere contraddetta da altre affermazioni. - Un’ulteriore suddivisione è: conoscitore inferente dell’aspetto dell’affermazione (ad es. il conoscitore che conosce l’impermanenza di un fenomeno); conoscitore inferente dell’aspetto della negazione (ad es. il conoscitore che realizza che un fenomeno non è permanente).

Combinazioni dei risultati dei karma

འཕེན་བྱེད་ཀྱི་ལས་དང་རྫོགས་བྱེད་ཀྱི་ལས་ལ་མུ་བཞི་

Pen.cee.kii.lam.tang.zog.cee.kii.lam.la.mu.sci

-

Il karma positivo o negativo può avere due aspetti: karma proiettante (che condiziona direttamente il tipo di rinascita) e karma completante (che ne determina le caratteristiche specifiche). Questi due aspetti si possono combinare tra loro in quattro diversi modi, dando luogo ai diversi tipi di rinascita: 1 karma proiettante positivo e completante positivo (ad es. una preziosa rinascita umana - cfr); 2 karma proiettante positivo e completante negativo (ad es. una rinascita come essere umano che vive una vita di stenti); 3 karma proiettante negativo e completante positivo (ad es. un animale domestico che vive negli agi); 4 karma proiettante negativo e completante negativo (ad es. una rinascita infernale).

Compassione

སྙིང་རྗེ།

Gning.ge

karuna

Il sincero desiderio che tutti siano liberi dalla sofferenza e dalla sua origine.

Completo addestramento del Terreno

ས་ཡི་ཡོངས་སྦྱོང

Sa ii yong giong

-

Eliminare i difetti del Terreno in cui si dimora e incrementarne le qualità.

Composizione del karma

འདུ་བྱེད་ཀྱི་ལས།

De.cee.kii.le

Samskara

(cfr dodici anelli o legami dell’origine interdipendente) Il secondo dei dodici: spinto dall’ignoranza, l’essere compie le azioni che, una volta cessate, creano impronte che si depositano nella coscienza, terzo anello.

Con parti e senza parti, divisibile e indivisibile

ཆ་ཅན་ཆ་མེད།

Cià.tang.cià.me

-

Secondo le scuole buddhiste inferiori, esiste la particella più sottile della materia che è indivisibile ed è priva di parti. Allo stesso modo, esse affermano l’esistenza del momento più breve di mente, che non può essere ulteriormente suddiviso. Queste sono considerate la verità ultima. Madhyamika Prasangika rifiuta questa posizione, spiegando che qualsiasi fenomeno, materiale o immateriale, può sempre essere suddiviso in parti sempre più piccole. Inoltre, l’esistenza di ogni fenomeno dipende dalle sue parti, essendo la verità ultima la mancanza di vera esistenza o di esistenza da parte propria.

Concentrazione

བསམ་གཏན།

Sam ten

Samadhi

(cfr Lorig/semgiun) “Mente stabile”, stato della mente nel quale si è in grado di focalizzare univocamente la propria attenzione su qualsiasi appropriato oggetto virtuoso senza divagare. Questo stato di mente è l’origine di tutte le qualità spirituali.

Concetto

རྟོགས་པ།

Togpa

Adhigama

Mescolanza di oggetto e immagine mentale (cfr mente concettuale).

Concezioni che afferrano la concezione di imputazione

འཛིན་རྟོགས

Zin.tog

-

(cfr Terre e Sentieri) Ostacolo all’onniscienza – concezioni che (con riferimento al soggetto) ritengono veramente esistente un conoscitore che si afferra all’imputazione.

Concezioni che afferrano la concezione di sostanza

རྫས་འཛིན་རྟོགས་པ

Zee.zin.tog.pa

-

(cfr Terre e Sentieri) Ostacolo all’onniscienza – concezioni che (con riferimento al soggetto) ritengono veramente esistente un conoscitore che si afferra alla sostanza.

Concezioni del riverso

ལྡོག་པ་བཟུང་རྟོག་

Togpa sug tog

-

(cfr Terre e Sentieri) Ostacolo all’onniscienza – concezioni che (con riferimento all’oggetto) ritengono il sentiero Hinayana e il suo risultato veramente esistenti.

Concezioni dell’entrare

འཇུག་པ་བཟུང་རྟོག

Sugpa sug tog

-

(cfr Terre e Sentieri) Ostacolo all’onniscienza – concezioni che (con riferimento all’oggetto) ritengono il sentiero Mahayana e il suo risultato veramente esistenti.

Condizionato (fenomeno)

འདུས་བྱས

Dü ge

saṃskṛta

Fenomeno che sorge ed esiste dipendendo da cause e condizioni ed è nella natura della disintegrazione. Sinonimo di fenomeno prodotto e impermanente.

Condizione dominante

ཐུན་མོང་མ་ཡིན་པའི་བདག་རྐྱེན།

Tün.mong.ma.yin.pii.dag.ghien -

asādharānādhipatipratyaya

(cfr Lorig/semgiun - mente/percezione diretta) Una delle tre condizioni che inducono la percezione diretta. È anche detta “straordinaria” o “non comune”, poiché ognuna delle sei coscienze ha la sua specifica (ad es. gli occhi per la coscienza visiva, le orecchie per quella uditiva…). Le coscienze sensoriali hanno una condizione dominante fisica, mentre per quanto riguarda la coscienza mentale, la condizione dominante è chiamata “organo mentale”, riferito alla mente stessa. Vi sono diverse interpretazioni fra le scuole filosofiche, ad es. la Vabashika afferma che anche gli organi fisici possono percepire gli oggetti, mentre Prasangika afferma che l’effettiva condizione dominante è una forma sottile che dimora nell’organo grossolano.

Condizioni

རྐྱེན།

Kien

Pratyayah

Condizioni o circostanze che sono il necessario prerequisito perché una causa produca il suo effetto. Sono anche chiamate “cause secondarie” perché mentre la causa principale si trasforma nel suo effetto (ad es. il seme e la pianta), le condizioni cooperano per la produzione, ma non si trasformano nell’effetto (es. il sole, la terra o il fertilizzante).

Condizioni favorevoli per la meditazione di shiné

ཞི་གནས་སྒྲུབ་པའི་རྒྱུ་ཚོགས་དྲུག།

Shi.nè.drub.pi.ghiu.tzog.drug

-

(cfr shinè) Sono sei condizioni necessarie per compiere il ritiro di shiné. 1. Luogo adatto alla meditazione (questo include 1. la facilità di trovare mezzi di sostentamento, 2. un ambiente circostante positivo, 3. un luogo positivo, 4. la presenza di un compagno positivo, 5. un luogo che trasmetta ispirazione),2. avere meno desideri, 3. avere contentezza e soddisfazione mentale, 4. evitare luoghi di raduno e troppe attività, 5. avere una condotta virtuosa, 6. evitare preoccupazioni e concezioni errate.

Condizioni per la percezione

དབང་ཤེས་ཀྱི་རྐྱེན་གསུམ

 

-

Una coscienza sorge sulla base di: 1. condizione causale, 2 oggetto referente (condizione oggettiva), 3 condizione straordinaria (o non comune) dominante (l’organo di senso o l’organo mentale), 4 condizione immediatamente precedente.

Conoscitore susseguente

དཔྱད་ཤེས།

Ce.sce

Paricchinnajñāna

(cfr Lorig/semgiun) Una mente che conosce un oggetto che è già stato conosciuto. Secondo le scuole diverse da Prasangika Madhyamika solo il primo istante di una percezione/cognizione è una mente valida (cfr), in quanto nuova e fresca, quindi dal secondo istante in poi quella stessa percezione/cognizione non è più valida. Questo non significa che questa mente non sia corretta, ma semplicemente che non è più nuova e fresca. Per questo motivo, propongono una suddivisione che differenzia il primo momento di una percezione/cognizione (diretta o inferente) dai momenti successivi. La scuola Madiamika Prasangika invece non accetta questa posizione, affermando che sia la cognizione diretta valida sia la cognizione inferente valida rimangono valide, non solo nel primo istante, ma in qualsiasi momento, in quanto non ingannevoli. Secondo questa scuola, quando si parla di Lo.rig non si differenzia il conoscitore susseguente dalla cognizione diretta ed inferente, perché non c’è un primo momento valido ed i successivi che non lo sono. - Può essere di due tipi: diretto e concettuale, che a loro volta hanno varie suddivisioni. - Il conoscitore susseguente diretto può essere di quattro tipi: sensoriale (ad es. il secondo momento di una coscienza visiva che percepisce la forma), mentale (ad es. il secondo momento di una chiaroveggenza), yogico (ad es. il secondo momento del sentiero della Visione – cfr), autoconoscitore. Il conoscitore susseguente concettuale può essere: - 1 indotto dal percettore diretto, - 2 indotto dal conoscitore inferente.

Consapevolezza

ཤེས་པ།

Scepa

Jnana

Mente; mentale; coscienza; mente primaria e secondaria; Chiara e conoscitrice. (cfr “mente – coscienza – consapevolezza/conoscitore”).

Consapevolezza distorta non concettuale

རྟོག་མེད་ལོག་ཤེས།

Tog.me.log.sce

Bhrānti-jñāna

(cfr Lorig/semgiun cognizione/percezione distorta).

Contaminazioni avventizie; macchie occasionali

གློ་བུར་གྱི་དྲི་མ།

Ngal.bur.ghii.dri.ma

āgantuka mala

Riferito a tutti gli oscuramenti che obnubilano temporaneamente la mente primordiale.

Contatto

རེག་པ།

Regpa

sparśa

(cfr Lorig/semgiun) Fattore mentale onnipresente che fa incontrare l’oggetto, l’organo sensoriale (o mentale) e la coscienza. È il sesto fra i dodici vincoli o anelli dell’originazione dipendente: a causa del contatto fra le coscienze sensoriali con i rispettivi oggetti, sorge la sensazione.

Continuità del samsara

འཁོར་བའི་རྒྱུན།

Cor.ui.ghiün

Samsāra srota

La continuità degli aggregati, sulla spinta del karma e delle afflizioni, di cui non si conosce inizio. Cfr anche i sedici attributi delle Quattro Nobili Verità - sofferenze

Continuum mentale

སེམས་རྒྱུད།་་་་་་་ཤེས་རྒྱུ།

Sem ghiü

Santana

Il flusso di coscienza di ogni essere che non si interrompe mai e prosegue di vita in vita. La mente ha aspetti grossolani e sottili. Al momento della morte, le coscienze sensoriali e mentale grossolana smettono di funzionare e si assorbono - rimanendo in un stato di latenza o impronta - nella coscienza mentale sottile, che invece rimane nello stato di mente e prosegue di vita in vita. Quando l’essere rinasce, le impronte delle coscienze grossolane sono la causa del manifestarsi delle coscienze grossolane della vita successiva. Quando, tramite la pratica del Dharma, si saranno abbandonate le afflizioni, i loro semi e impronte, la coscienza mentale sottile diverrà la mente di Buddha.

Corpi di Buddha

སྐུ་གཉིས། - ཆོས་སྐུ། - གཟུགས་སྐུ། - སྐུ་བཞི། - ངོ་བོ་ཉིད་སྐུ། - ཡེ་ཤེས་ཆོས་སྐུ། - ལོངས་སྐུ། - སྤྲུལ་སྐུ།

Ku gni - Ciö ku - Sug ku - - Ku sci - Ngo uo sci ku - Iesce Ciö ku - Long ku - Trul ku -

Dvi kaya: - Rupakaya - Dharmakaya. - Catvari kaya: - Svabhavakaya - Jnanakaya - Sambhogakaya - Nirmanakaya

A differenza dell’Hinayana - che sostiene l’esistenza di un solo Buddha, con un solo corpo fisico – secondo il Mahayana, una volta ottenuta l’Illuminazione, ogni aspetto dell’Essere – fisico o mentale – è illuminato e ha la capacità di emanare innumerevoli manifestazioni per il beneficio degli esseri (cfr anche “Divinità”); per questo motivo, si afferma l’esistenza di diversi Corpi – kaya - di Buddha: alcuni di essi si riferiscono alla natura stessa di Buddha e alle qualità intrinseche dell’Illuminazione e sono percepibili solo da altri Buddha, mentre altri sono emanazioni dei primi e sono osservabili anche da altri esseri. Vi sono diverse suddivisioni. - In due: 1. Corpo della Verità (cfr), 2. Corpo della Forma. - In quattro: 1. Corpo della Natura di Verità (cfr), 2. Corpo della Saggezza Trascendentale, 3. Corpo di Completa Fruizione (o Godimento - cfr), 4. Corpo di Emanazione (cfr). - In tre: 1. Corpo di Verità, 2. Corpo di Completa Fruizione, 3. Corpo di Emanazione. La suddivisione in due comprende le altre: nel caso della suddivisione in quattro, i primi due sono riferibili al Corpo di Verità, gli ultimi due al Corpo di Forma, mentre la suddivisione in tre è fatta ritenendo il Corpo della Natura di Verità un “Corpo di Essenza”, che costituisce l’unità degli altri.

Corpo della natura di verità

ངོ་བོ་ཉིད་སྐུ།

Ngo uo sci ku

Svabhāvikakāya, svabhāva kāya

(cfr Corpi di Buddha) Corpo di talità. La natura vuota del corpo di Buddha. Indica lo stato di cessazione completa delle due ostruzioni all’Illuminazione finale.

Corpo di Completa Fruizione (Godimento)

ལོངས་སྐུ།་་་་་་་ངེས་པ་ལྔ།

Long ku

Sambhogakaya

(cfr Corpi di Buddha) È la manifestazione di Buddha che dimora a Tushita. Ha cinque caratteristiche (o certezze): del luogo – dimora sempre in una Terra Pura; del corpo – è adorno dei 32 segni maggiori e degli ottanta marchi minori; del tempo – vive finché il samsara non sarà vuoto di esseri senzienti; degli insegnamenti – insegna sempre la dottrina del Grande veicolo; dei discepoli – insegna sempre a una cerchia di Aryabodhisattva.

Corpo di emanazione

སྤྲུལ་སྐུ།

Trul ku

Nirmanakaya

(cfr Corpi di Buddha) Corpo di Buddha che ha forma materiale e può essere percepito anche dagli esseri ordinari. Nell’aspetto di “Emanazione Suprema” è dotato di 32 segni maggiori e 80 minori e si manifesta come propagatore della Dottrina, come ad es. Buddha Shakyamuni.

Corpo di saggezza trascendentale

ཡེ་ཤེས་ཆོས་སྐུ་།

Ye.she ciö.ku:

Jnanakaya

(cfr Corpi di Buddha) La mente onnisciente di Buddha.

Corpo di Verità

ཆོས་སྐུ།

Ciöku

Dharmakaya

(cfr Corpi di Buddha) Corpo di Verità (di Saggezza o di Conoscenza). Corpo senza forma di Buddha che si riferisce alla saggezza onnisciente in assorbimento costante sulla visione simultanea di realtà ultima e convenzionale. È il risultato del perfezionamento delle due qualità di abbandono e realizzazione e l’origine degli altri corpi. Ha due aspetti: il Corpo della Natura di Verità (cfr) e il Corpo di Saggezza.

Cosa, fenomeno impermanente, prodotto

དངོས་པོ།

Ngö po

Vastu

Ciò che è in grado di compiere una funzione, secondo tutte le scuole eccetto la Vaibhasika: per quest’ultima, infatti, anche i fenomeni non prodotti svolgono una funzione (cfr “Vaibhasika”).

Coscienza (anello o legame dell’origine interdipendente)

རྣམ་ཤེས།

Nam sce

Vijinanam -

(cfr dodici anelli o legami dell’origine interdipendente) Il terzo dei dodici. All’interno di un ciclo di dodici anelli si distinguono due momenti di coscienza: causale e risultante (cfr nome e forma). Questo anello si riferisce alla coscienza causale: il continuum di coscienza nel quale è stato depositato il karma (secondo anello). - Solo la scuola Prasangika precisa che in realtà la coscienza è solo il deposito temporaneo dell’impronta, mentre quello permanente è l’io semplice (cfr).

Coscienza “di collegamento”

ཡིད་མངོན་

Yi ngon

mānasa-pratyakṣa

Secondo le scuole diverse da Madhyamika Prasangika, il momento di coscienza non concettuale della durata pari al tempo più breve (cfr. “unità di tempo”), che collega la percezione diretta sensoriale alla coscienza mentale. (cfr Lorig/semgiun – percezione diretta valida mentale). È una coscienza senza accertamento.

Coscienza base di tutto

ཀུན་གཞི་རྣམ་ཤེས།

Kün.jii.nam.sce

Alayavijñāna

Uno degli otto tipi di mente sostenuti dalla scuola Cittamatra-scritturale, che ritiene che sia la coscienza primaria e il deposito di tutte le impronte. Secondo questa scuola, questa coscienza è anche considerata “l’esempio della persona” (cfr anche: persona).

Coscienza dall’apparenza senza accertamento

སྣང་ལ་མ་ངེས་པའི་བློ། - སྣང་ལ་མ་ངེས་པ།

Nang.la ma.nghe.pi lo

Aniyata – pratibhāsa – buddhi

Mente alla quale appare il proprio oggetto di impegno in modo chiaro e completo, ma non viene accertato. Ad esempio, quando la consapevolezza visiva è fortemente attratta da un oggetto, la coscienza uditiva non accerta un suono presente nello stesso momento.

Coscienza di base afflitta

ཉོན་ཡིད་རྣམ་ཤེས།

Gnön yin nam sce

Klesa vijnana

(cfr Drubta) Uno degli otto tipi di coscienza affermati dalla scuola Cittamatra. Coscienza che - focalizzata sulla coscienza base di tutto (cfr) - ritiene che questa sia l’io esistente autosufficiente e come sostanza.

Coscienziosità

བག་ཡོད།

Bag

Apramāda

(cfr Lorig/semgiun) Fattore mentale che rimane concentrato nell’azione virtuosa. Ha la funzione di aiutare a completare ed incrementare l’azione virtuosa stessa. Ve ne sono cinque tipi: 1 di purificare i fattori mentali non virtuosi maturati in passato con il rimorso, il pentimento; 2 di mantenere la volontà di non far manifestare nuovi fattori mentali non virtuosi in futuro; - 3 di impegnarsi a non far manifestare fattori mentali non virtuosi nel presente; 4 di analizzare la propria motivazione; 5 di mantenere la stessa abitudine, cioè mantenere le prime quattro coscienziosità.

Dalai Lama

ཏཱ་ལའི་བླ་མ་བསྟན་འཛིན་རྒྱ་མཚོ

Dalai Lama

-

“Oceano di saggezza”, termine originariamente mongolo, conferito a Sonam Gyatso, il Terzo in successione delle reincarnazioni. Il primo fu Ghedun Dup, il secondo Ghedun Gyatso. L’attuale Dalai Lama, Tenzing Gyatso, il quattordicesimo, nacque nel 1935. Fuggì in India in seguito all’invasione cinese nel 1959. Nel 1989 gli fu conferito il premio Nobel per la pace.

Dei

ལྷ།

Lha

Deva

1. Dei mondani: gli esseri dei regni della forma e della non forma, così come i sei tipi di dèi del regno del desiderio. Tutti questi sono nell’esistenza ciclica. - 2. Divinità di meditazione nella pratica tantrica, manifestazioni di Esseri illuminati che sono al di là dell’esistenza ciclica e hanno la capacità di manifestarsi in molti modi per il beneficio degli esseri.

Deprezzamento, sottovalutazione

སྐུར་འདེབས།

Kur deb

Abhyakhyana

L’affermazione della non esistenza di qualcosa che esiste convenzionalmente. Ad esempio, asserire la non esistenza della legge di causa ed effetto.

Desiderio

འདོད་པ

döpa

Kama

Aspetto mentale che indirizza la mente verso un oggetto. A differenza dell’attaccamento (cfr), che è un fattore mentale non virtuoso, il desiderio, di natura non predeterminata, non necessariamente disturba la mente. È diverso, inoltre, dall’aspirazione (cfr): a differenza di quest’ultima il desiderio non spinge, non muove la mente verso l’oggetto e non fa generare sforzo entusiastico.

Dharma

ཆོས།

Ciö

Dharma

Dalla radice dhr, “sostenere”. Indica due concetti. - 1. In generale, tutti i fenomeni esistenti ognuno dei quali mantiene una propria identità. - 2. Gli insegnamenti e la loro pratica. In questo contesto, tutto ciò che è antidoto per le afflizioni è considerato Dharma. Più precisamente, il vero Dharma (o “Santo Dharma”) è il secondo Oggetto di Rifugio ed è formato dalla Terza e Quarta Nobile Verità (Cessazione e Sentiero) presenti nel continuum mentale di un Arya. Convenzionalmente, è rappresentato dalle scritture e dai libri che contengono insegnamenti di Buddha, commentari, ecc.

Dharmadhatu

ཆོས་ཀྱི་ཁམས།

Ciö kii cam

Dharmadhatu

Tra i diciotto elementi, il sesto oggetto di base, il costituente dei fenomeni. Contiene tutti i fenomeni non inclusi negli altri costituenti, quindi tutti i fenomeni permanenti, tra cui la talità, o il vuoto, sono contenuti in esso.

Dharmakirti

ཆོས་ཀྱི་གྲགས་པ་།

Cio Chi Drag Pa

Dharmakirti

Filosofo e logico buddhista indiano. Autore del Pramanavartika, testo che insieme al Pramayasamuccaya di Dignaga è la base degli studi della logica buddhista. I suoi trattati vennero tradotti in tibetano e gode della massima considerazione soprattutto da parte dei maestri della scuola Gelugpa. La sua logica deriva dal punto di vista Sautantrika, ma personalmente faceva riferimento alla scuola Cittamatra.

Diciotto elementi (costituenti)

ཁམས་བཅོ་བརྒྱད། - དམེགས་པ་ཡུལ་གྱི་ཁམས་དྲུག། - གཟུགས། - སྒྲ། - དྲི། - རོ། - རིག་བྱ། - ཆོས། - རྟེན་དབང་པོའི་ཁམས་དྲུག། - བརྟེན་པ་རྣམ་ཤེས་ཀྱི་ཁམས་དྲུག།།

Cam cio ghie - Meg pa yul ghii cam drug - Sug - Dra - Dri - Ro - Reg gia - Ciö - Den uang poì cam drug - Den pa nam sce ghii cam drug

Astadasa dhatu - Rupa - Sabda - gandha - Rasa - Sprastavya - dharma -

I sei oggetti di base (forme, suoni, odori, oggetti tangibili, sapori, fenomeni), i sei poteri sensoriali come sostegno e le sei coscienze che si basano sui sensi.

Dieci azioni non virtuose (nere)

མི་དགེ་བཅུ་

Mi ghe ciu

-

Del corpo: 1 uccidere, 2 rubare, 3 attività sessuale scorretta. Della parola: 4 mentire, 5 calunniare, 6 usare parole offensive, 7 parlare a vanvera. Della mente: 8 bramosia, 9 malevolenza, 10 sostenere visioni erronee.

Dieci Terreni dei Bodhisattva

བྱང་ཆུབ་སེམས་དཔའི་ས་བཅུ། - ས་བཅུ། - རབ་དུ་དགའ་བ - དྲི་མ་མེད་པ། - འོད་བྱེད་པ། - འོད་འཕྲོ་བ། - སྦྱང་དཀའ་བ། - མངོན་དུ་ཕྱོགས་པ། - རིང་དུ་སོང་བ། - མི་གཡོ་བ། - ལེགས་པའི་བློ་གྲོས། - ཆོས་ཀྱི་སྤྲིན།

Sa ciu: - rab tu gaa ua - dri ma me pa - Ö cee pa - Giang kaa ua - Ngön du ciog pa - Ring tu song ua - Mi io ua - Leg pi do drö - Ciö kii trin

Dasa bodhisattva bhumayah - Dasa bhumaya: - Pramudita - Vimala - Prabhakari - Arcismati - Sudhurjaya - Abhimukhi - Durangama - Acala - Sadhumati - Dharmamegha -

Nel veicolo Mahayana sono: 1 molto gioioso, 2 immacolato, 3 luminoso, 4 radiante, 5 difficile addestramento, 6 manifesto, 7 andato lontano, 8 inamovibile, 9 sottile intelligenza, 10 nuvola della dottrina. Questi sono in relazione alle dieci Perfezioni (cfr): pur praticandole tutte e dieci, in ogni Terreno, i Bodhisattva realizzano l’impareggiabile pratica di una straordinaria perfezione specifica, seguendo l’ordine con cui esse sono elencate. Con l’eccezione del primo (vd. oltre), ogni Terreno si trova nel Sentiero della Meditazione e ha un sentiero ininterrotto (cfr) e un sentiero completamente liberato (cfr), che corrispondono rispettivamente a una saggezza di equilibrio meditativo che funge da antidoto ad uno dei dieci livelli in cui sono suddivisi gli oggetti di abbandono del Sentiero della Meditazione (cfr) e a una saggezza di equilibrio meditativo che è effettivamente libera dall’oggetto specifico di abbandono. In generale, il passaggio da un Terreno all’altro avviene in un’unica sessione di meditazione, nella quale il sentiero completamente liberato appartiene al Terreno successivo a quello del sentiero interrotto che lo ha preceduto. - Il sentiero ininterrotto generato nell’ultimo istante del decimo Terreno precede l’Illuminazione, il Sentiero oltre l’apprendimento. Per quanto riguarda il primo Terreno, questo ha due sentieri ininterrotti, il primo coincide con il primo istante del Sentiero della Visione, è preceduto dall’ultimo istante del Dharma Supremo grande del Sentiero della Preparazione (cfr) e seguito dal sentiero completamente liberato del Sentiero della Visione. Il secondo sentiero ininterrotto del primo Terreno coincide con il primo istante del Sentiero della Meditazione, a cui segue il sentiero completamente liberato del secondo Terreno, nel Sentiero della Meditazione.

Difetto mentale, illusione, afflizione

ཉོན་མོངས།

Gnön mong

Klesa

Fattore mentale non virtuoso, che disturba la mente creando agitazione e confusione e induce a compiere azioni negative che causano sofferenza. Sono classificate in vari modi: le tre radici, oppure le sei principali e venti secondarie, fino alla suddivisione in ottantaquattromila.

Dignaga

ཕྱོགས་ཀྱི་གླང་པོ་

Ciog kii lang po

Dignaga

Filosofo e maestro di logica buddhista. Nell’Università indiana di Nalanda fu allievo di Vasubandhu.

Dimenticanza

བརྗེད་ངས་

Gee nghe

Musitasmrtita

Fattore mentale secondario responsabile dell’allentamento dell’attenzione verso oggetti virtuosi e causa di distrazione; uno dei cinque ostacoli alla meditazione della calma mentale (shiné).

Discesa di Buddha Shakyamuni dal paradiso

ལྷ་བབས་དུས་ཆེན།

Lha bab dü cen

-

Il quindicesimo giorno del nono mese tibetano, quando Buddha discese in questo mondo dal reame degli déi dei “Trentatre”.

Dissimulazione

གཡོ་

Śāţhya

(cfr Lorig/semgiun) Fattore mentale negativo secondario che si impegna a nascondere i propri errori. La differenza con l’occultamento (cfr) consiste nel fatto che nel caso della dissimulazione c’è anche un impegno in più. La sua funzione è anche quella di impedire di ascoltare suggerimenti e consigli.

Distrazione

གཡེང་བ་

Yeng ua

Vikșepa

(cfr Lorig/semgiun) Fattore mentale negativo secondario. Mente distratta verso oggetti di uno dei tre veleni.

Distruttore del nemico (stato di), stato di Arhat

དགྲ་བཅོམ་པའི་གོ་འཕང་།

Dra ciom pii go pang

-

Stato di liberazione, o quinto Sentiero - oltre l’apprendimento - conseguito dagli Arhat alla fine del perfetto addestramento nel quarto Sentiero.

Divenire

ལེན་པ།

Len pa

Upadanam

(cfrdodici anelli o legami diorigine dipendente) Lett. "Prendere": il nono anello, cheèun rafforzamento dell’ottavo (brama – cfr).

Divinità

ལྷ།

Lha

Deva

Esseri che sono manifestazioni di qualità dell’Illuminazione, come ad esempio la compassione illuminata (Avalokitesvara) o la saggezza (Manjusri). A volte può indicare anche esseri ordinari, non illuminati (cfr Dèi) .

Divinità di meditazione

ཡིད་དམ་

Yi dam

-

cfr Yidam

Dodici anelli (legami) dell’origine dipendente

རྟེན་འབྲེལ་ཡན་ལག་བཅུ་གཉིས། - 1མ་རིག་པ། - 2འདུ་བྱེད་ཀྱི་ལས། - 3རྣམ་ཤེས། - 4མིང་གཟུགས། - 5སྐྱེ་མཆེད། - 6རེག་པ། - 7ཚོར་བ། - 8སྲེད་པ། - 9ལེན་པ། - 10སྲིད་པ། - 11སྐྱེ་བ། - 12རྒ་ཤི།

Ten drel yen lag ciu gni - Ma rigpa - Du ge kyi le - Nam sce - Ming sug - Kie cée - Reg pa - Tzor ua - Sepa - Lenpa - Sipa - Kyeua - Ga sci

Dvadasañga pratityasamutpada - 1. Avidya - 2. Samskara - 3. Vijinanam - 4. Nama rupam - 5. Ayatanam - 6. Sparsa - 7. Vedana - 8. Trsna - 9. Upadanam - 10. Bhava - 11. Jati - 12. Jara maranam

Ogni nostra vita è il risultato di una successione di dodici cause ed effetti concatenati tra loro, che condizionano la catena delle nostre rinascite: 1 Ignoranza, 2 Composizione del karma, 3 Coscienza, 4 Nome e forma, 5 Sorgenti dei sensi, 6 Contatto, 7 Sensazione, 8 Brama, 9 Divenire, 10 Esistenza, 11 Nascita, 12 Invecchiamento e morte. - Sono suddivisi in: cause (karma) proiettanti, (1°, 2°, 3°) cause (karma) attivanti (8°, 9°, 10°), risultati proiettati (4°, 5°, 6°, 7°), risultati del karma attivante (11°, 12°). Un ciclo completo di dodici anelli può compiersi in minimo due e massimo tre vite. Qualsiasi azione compiamo è spinta dall’ignoranza (1° anello), crea un’impronta (2°) che viene depositata nella coscienza (3°). Nel caso del completamento in due vite, nella prima si accumula un gruppo di cause proiettanti e alla fine di essa, al momento della morte queste vengono attivate dalle cause attivanti. Nella vita immediatamente successiva (seconda vita), si avrà la nascita e, in sequenza, i quattro risultati proiettati, a cui seguirà il dodicesimo anello, invecchiamento e morte. Nel caso del completamento in tre vite, nella prima vita si accumula un gruppo di cause proiettanti, ma queste non vengono attivate alla fine della stessa vita. Alla fine di una vita non immediatamente successiva (seconda vita, che può arrivare dopo un intervallo di tempo indefinito), si manifesteranno le cause attivanti e in quella immediatamente successiva a questa (terza vita), si avranno i risultati, come sopra descritto.

Dodici sorgenti della percezione

སྐྱེ་མཆེད་བཅུ་གཉིས།

Kie cè ciu gni

Dvadasa ayatanani

A: da 1 a 6: le sei sorgenti esterne (oggetti) - B: da 7 a 12 le sei sorgenti interne (poteri dei sensi).

Drom Tompa

འབྲོམ་སྟོན་པ་

Drom ton pa

-

Maestro tibetano, praticante laico Upasika. Fu discepolo di Atisha.

Drubta

གྲུབ་མཐ་།

Drub tha

Siddhanta

Dottrina, sistema filosofico, conclusione dimostrata. Asserzione dimostrata, interamente generata dalla scrittura o dal ragionamento che, poiché non viene superata, è una conclusione. In tibetano drubsignifica “stabilita, dimostrata”, e indica che la persona ha raggiunto, stabilito un livello di comprensione; tasignifica “fine, conclusione” perché oltre a quella comprensione non c’è altro. Quindi drubta (filosofia) fa riferimento a un livello di comprensione oltre al quale non c’è altro da comprendere. Ogni conclusione dimostrata riguarda tre aspetti: base, (cfr), sentiero (cfr), risultato (cfr). - L’origine delle differenti scuole viene fatta risalire a tre distinti momenti degli insegnamenti di Buddha, denominati “tre giri” della Ruota del Dharma (cfr). - 1. Nel primo giro, avvenuto a Sarnath, nel pressi di Varanasi, Buddha parlò per la prima volta delle Quattro Nobili Verità. Da questo, che fu il primo insegnamento di Buddha, traggono origine le scuole Hinayana Vaibashika e Sutrantika. - 2. A Rajghir, nella località Picco dell’Avvoltoio, Buddha diede l’insegnamento sulla vacuità, perfezione della saggezza. Da questo secondo giro nacque la scuola Mahayana Madhyamika, della Via di Mezzo, che a sua volta è suddivisa in Prasangika e Svatantrika, rispettivamente Via di Mezzo della Logica Consequenziale e Via di Mezzo del Lignaggio Proprio. - 3. Nel terzo giro, a Sravasti, Buddha parlò della corretta interpretazione dell’insegnamento. In quella occasione nacque la scuola Mahayana Cittamatra. - Le prime due scuole negano che vi siano stati tre “giri” della Ruota del Dharma: pertanto non ammettono la possibilità di ottenere l’Illuminazione, ma solo la Liberazione individuale; il Sentiero spiegato da esse si basa solo sulle Quattro Nobili Verità e spiegano che vi sono solo due tipi di praticanti: Sravaka (Uditori) e Pratyekabuddha (Realizzatori solitari), mentre le altre due accettano i tre “giri” e affermano l’esistenza anche del terzo tipo di praticante, il Bodhisattva, che è colui che percorre il Sentiero che porta all’Illuminazione.

Dubbio

ཐེ་ཚོམ།- དོན་འགྱུར་གྱི་ཐེ་ཚོམ། - དོན་མི་འགྱུར་གྱི་ཐེ་ཚོམ། - ཆ་མཉམ་པའི་ཐེ་ཚོམ། - ཐེ་ཚོམ་ཉོན་མོངས་ཅན་།

 

The.tzom - Don ghiur ghii te tzhom - Don mi ghiur ghii te tzhom - Cia gnam pi te tzhom - Te tzhom gno mong cen

Vicikitsā

Fattore mentale che non è in grado di decidere rispetto al proprio oggetto. Un conoscitore che per il proprio potere è incerto fra due posizioni. Quando una mente primaria è associata al dubbio, sia essa, sia i fattori mentali che l’accompagnano assumono la stessa caratteristica bipartita. È classificato in tre: dubbio che tende alla verità, simile al presumere correttamente (ad es. “probabilmente il suono è impermanente”); dubbio che si allontana dalla verità, che è un conoscitore errato (ad es. “probabilmente il suono è permanente”); dubbio equilibrato (ad es. “il suono è impermanente o permanente?”). Il dubbio è elencato anche fra le sei afflizioni radice, riferendosi a un fattore mentale influenzato dall’ignoranza che tende verso la negazione di ciò che è vero (ad es. I Tre Gioielli, le Quattro Nobili Verità) e impedisce l’ottenimento di qualsiasi tipo di realizzazione. In questo caso, viene chiamato dubbio afflitto. Esiste anche un tipo di dubbio non afflitto che può sorgere, ad esempio, quando si stanno studiando argomenti di Dharma. In questo caso, la mente non è ancora in grado di decidere univocamente rispetto ad un oggetto, ma non è disturbata. Non solo: questo tipo di dubbio spinge a studiare e praticare meglio.

Due ostruzioni

སྒྲིབ་པ་གཉིས། - ཉོན་མོངས་པའི་སྒྲིབ་པ། - ཤེས་བྱའི་སྒྲིབ་པ།

Drib pa gni - Gnön mong pi drib pa - Sce gii drib pa -

Klesavarana - jinanavarana

1 Ostacoli – afflizione alla liberazione - 2 ostacoli all’onniscienza. - Esistono diverse interpretazioni su questi due ostacoli. Le scuole Vaibhasika e Sautrantika non accettano la possibilità di ottenere l’onniscienza. - Le scuole Mahayana Cittamatra e Madhyamika Svatantrika sostengono che i due tipi di ostacoli sono costituiti da due tipi diversi di oggetti di abbandono (che a loro volta sono suddivisi in innati e formati intellettualmente) e quindi che vi sono diversi antidoti; per questo motivo queste scuole parlano di “due porte” per la Liberazione. Madhymika Prasangika non accetta questa suddivisione e spiega che gli ostacoli alla liberazione sono costituiti dalle afflizioni e dai loro semi, mentre le impronte di questi sono gli ostacoli all’onniscienza; il superamento di entrambi gli ostacoli avviene applicando un unico antidoto, che può essere supportato da due diverse motivazioni, la Rinuncia o Bodhicitta e sono queste a determinare il superamento del primo o di entrambe le ostruzioni. Per queste ragioni, questa scuola non accetta le “due porte” per la Liberazione. (cfr Oggetti di abbandono)

Due tipi di sé da confutare

དགག་བྱའི་བདག་གཉིས། - གང་ཟག་གི་བདག། - ཆོས་ཀྱི་བདག།

Gag gii dag gni - Gang sag ghi dag - Ciö kii dag

pudgalatman - dharmatman

1. sé della persona, 2. sè dei fenomeni. - Esistono diverse interpretazioni, in accordo alle scuole filosofiche. Vaibhasika e Sautrantika non accettano una mancanza del sé dei fenomeni.

Due verità

དེན་པ་གཉིས་། - ཀུན་རྫོབ་བདེན་པ། - དོན་དམ་བདེན་པ།

Den pa gni - Kün zob den pa - Dön dam den pa

Dvasatya - Samvrti satya - Paramartha satya

Nel Buddhismo la realtà viene suddivisa in due verità, convenzionale e ultima. La distinzione non viene fatta dal punto di vista dell'oggetto, ma dal punto di vista del conoscitore o mente che lo analizza. Le cinque scuole danno una diversa interpretazione delle due verità (cfr verità ultima e verità convenzionale).

Due virtuose talità; due salutari realtà

བདག་མེད་གཉིས། - གང་ཟག་གི་བདག་མེད། - ཆོས་ཀྱི་བདག་མེད།

Dag mee gni - Gang sag dag mee - Ciö kii dag mee -

Pudgalanairatmya - dharmanairatmya

1. Mancanza del sé della persona; 2. mancanza del sé dei fenomeni.

Eccitazione

རྒོད་པ

Gö pa

auddhatya

(cfr Lorig/semgiun) Fattore mentale negativo secondario che fa parte della classe dell’attaccamento, ha la caratteristica di richiamare ripetutamente il ricordo e la visione degli oggetti di attrazione.

Ensawa Losang Dondup

དབེན་ས་བ་བློ་བཟང་དོན་གྲུབ།

Ensawa Losang Dondup.

-

È la prima delle diverse reincarnazioni del Panchen Lama.

Equanimità

བཏང་སྙོམས།

Dang gnom

Upekșā

1. uno dei quattro incommensurabili (cfr). - 2. fattore mentale virtuoso che corrisponde allo stato mentale del nono livello di concentrazione, in cui si sono superati gli ostacoli di torpore ed eccitazione e la mente si può applicare senza sforzo in equilibrio meditativo sul proprio oggetto. In questo caso, è detta equanimità del fattore composto.

Esistente

ཡོད་པ།

Yö.pa

Bhāva

Sinonimo di oggetto di conoscenza.

Esistenza

སྲིད་པ།

Si pa

Bhava

(cfr dodici anelli o vincoli dell’origine interdipendente) Il decimo dei dodici: è il karma presente nel continuum mentale (secondo anello – cfr) reso pronto a far maturare il suo risultato dai due anelli precedenti (brama e divenire – cfr).

Esistenza ciclica/samsara

འཁོར་བ།

Cor ua

Samsara

Il circolo vizioso senza inizio di rinascite, colmo di sofferenza di nascita, malattia, vecchiaia e morte che sorge dall’ignoranza. L’opposto dello stato di pace, liberazione.

Esistenza intrinseca

རང་བཞིན་གྱིས་གྲུབ་པ།

Rang.scin.kii drub.pa

Svabhavasiddha

La presunta esistenza di per sé dei fenomeni, indipendente da parti o imputazione, per propria definizione.

Esistenza per propria definizione o caratteristiche

རང་གི་མཚན་ཉིད་ཀྱིས་གྲུབ་པ།

Rang ghi thzen gnii kii drup pa

Svalakshanasiddha

L’affermazione che i fenomeni oggetto di riferimento della coscienza concettuale sono stabiliti per mezzo di caratteristiche proprie (ad es. una forma percepita da una mente concettuale come non dipendente dalla mente stessa).

Esistere/non esistere

ཡོད་པ་གཞི་གྲུབ

Yö.pa.sci.drub

-

(cfr Lorig/semgiun) Il modo di esistere dei fenomeni è sulla base dell’interdipendenza (dipendere da altro), qualsiasi fenomeno esistente dipende dalla consapevolezza valida che ne accerta l’esistenza (senza una consapevolezza valida, non è possibile accertare l’esistenza di alcun fenomeno). Similmente, anche la non esistenza è accertata (e dipende) da una consapevolezza valida. Su queste basi, è possibile affermare che l’intera esistenza è suddivisibile in due: oggetto e soggetto (cfr).

Essere di concentrazione

ཏིང་ངེ་འཛིན་སེམས་དཔའ་

Ting ne zin sem pa

Samadhisattva

È la Divinità che il meditatore visualizza - davanti a sé, oppure manifestando sé stesso come tale - nello Yoga della Divinità della pratica tantrica.

Essere di saggezza

ཡེ་ཤེས་སེམས་དཔའ།

Ye.she sem.pa

Jnanasattva

Nello Yoga della Divinità della pratica tantrica è la Divinità vera e propria. Si distingue dall’Essere di concentrazione, che invece è la visualizzazione della stessa Divinità praticata durante la meditazione.

Essere senziente

སེམས་ཅན།

Sem cen

Sattva

Lett. “possessore di una mente”: tutti gli esseri viventi che possiedono una mente, diversi da Buddha, che invece possiede una mente illuminata.

Eternalismo (estremo del)

རྟག་མཐའ།

Tag tà

Śāśvatānta

(cfr “eternalismo e nichilismo”).

Eternalismo e nichilismo

རྟག་ཆད།

Tag.cee

-

Anche noti come i “due estremi”, si riferiscono rispettivamente al credere all’esistenza di qualcosa che non esiste e asserire la non esistenza di qualcosa che esiste. Le quattro scuole filosofiche hanno diverse opinioni nel definirli. - Le scuole Vaibhasika e Sautrantika si limitano a smentire le opinioni delle scuole non buddhiste, ritenendo che sia nichilismo il solo negare l’esistenza di vite passate e future, il rapporto di causa ed effetto e che sia eternalismo affermare l’esistenza di un’entità suprema creatrice di tutto. - Secondo la scuola Cittamatra è eternalismo sostenere che i fenomeni “solamente imputati” sono veramente esistenti, mentre è nichilismo sostenere che i fenomeni “dipendenti dalla forza d’altro” e “completamente stabiliti” non sono veramente esistenti. - Secondo entrambe le scuole Madhyamika l’eternalismo corrisponde all’asserire la vera esistenza dei fenomeni, mentre il nichilismo è l’asserzione della loro totale non esistenza.

Falsità

གཡོ་སྒྱུ།

Yio ghiu

Satha

Fattore mentale negativo secondario. Finzione, inganno, al fine di ottenere servizi e beni.

Familiarità

ཡིད་ལ་བྱེད་པ

Ye la ce pa

Manaskāra

Fattore mentale onnipresente che muove la mente verso l’oggetto e familiarizza con i suoi dettagli e particolarità.

Fattori composti

འདུ་བྱེད

Du cee

saskāra

Uno dei cinque aggregati. La rete di tutti i fattori mentali, diversi da sensazione e discriminazione. A volte è tradotto come “variabili condizionabili” "aggregato volitivo" o "aggregato di formazioni karmiche".

Fattori mentali

སེམས་བྱུང་ལྔ་བཅུ་རྩ་གཅིག། - ཀུན་འགྲོ་ལྔ་། - ཡུལ་ངེས་ལྔ། - དགེ་བ་བཅུ་གཅིག། - རྩ་ཉོན་དྲུག། - ཉེ་ཉོན་ཉི་ཤུ། - གཞན་འགྱར་བཞི།

Sem ciang nga ciu tza cig - Kun dro nga - Yul nghe nga - Ghe ua ciu cig - Tza gnön drug - Gne gnön gni sciu - Gnen ghiur sci

-

(cfr Lorig/semgiun) Aspetti della mente che hanno la funzione di conoscere le caratteristiche dell’oggetto percepito, a differenza della mente principale, che ne conosce l’identità generale. Nello studio del Sem.Giun sono classificati in 51, suddivisi in 6 gruppi: 5 onnipresenti, 5 determinanti l’oggetto, 11 virtuosi, 6 afflizioni radice, 20 afflizioni secondarie, 4 variabili. Sono anche detti “menti secondarie.”

Fattori mentali determinanti l’oggetto

ཡུལ་ངེས་ལྔ། - འདུན་པ། - མོས་པ། - དྲན་པ། - ཏིང་འཛིན། - ཤེས་རབ།

Yul.Nghee nga: - 1 Dün.pa - 2 Mö.pa - 3 Dren.pa - 4 Tin.Ziin - 5 Sce.rab

1 Chanda - 2 Adimoksha - 3 Smrti - 4 Samadhi - 5 Prajna

Aspirazione; Ferma convinzione; Memoria; Stabilità mentale (Concentrazione); Saggezza.

Fattori mentali non virtuosi secondari

ཉེ་ཉོན་ཉི་ཤུ

Gne gnon gnisciu

Upakleśa

Sono 20: 1 Aggressività; 2 Risentimento; 3 Occultamento degli errori; 4 Malevolenza verbale; 5 Invidia; 6 Avarizia; 7 Falsità; 8 Dissimulazione; 9 Arroganza; 10 Nocività; 11 Impudenza; 12 Sfrontatezza; 13 Letargia; 14 Eccitazione; 15 Mancanza di fede; 16 Pigrizia; 17 Mancanza di coscienziosità; 18 Smemoratezza; 19 Superficialità; 20 Distrazione.

Fattori mentali onnipresenti

ཀུན་འགྲོ་ལྔ།

Kun.dro.nga

sarvatraga

Cinque fattori mentali che accompagnano ogni momento di una coscienza primaria: - 1. sensazione, - 2. riconoscimento (discriminazione), - 3. intenzione, - 4. contatto, - 5. familiarità. - Senza la loro presenza, una coscienza principale non può funzionare.

Fattori mentali variabili

གཞན་འགྱུར་བཞི།

Scen ghiur sci

anyathābhāva

Fattori mentali la cui natura può essere sia virtuosa sia non virtuosa, in accordo all’oggetto o al fattore mentale che li accompagna: - 1 sonno, - 2 pentimento, - 3 indagine, - 4 analisi.

Fattori mentali virtuosi

དགེ་བ་བཅུ་གཅིག། - 1 དད་པ། - 2 ངོ་ཚ་ཤེས་པ། - 3 ཁྲེལ་ཡོད་པ། - 4 ཤིན་སྦྱངས། - 5 འདོད་ཆགས་མེད་པ། - 6 ཞེ་སྡང་མེད་པ། - 7 གཏི་མུག་མེད་པ། - 8 བརྩོན་འགྲུས། - 9 བག་ཡོད། - 10 བཏང་སྙོམས། - 11 རྣམ་པར་མི་འཚེ་བ།

Ghe ua ciu cig - Depa - Nog thza sce pa - Thril yöpa - Scen ciang - Dö ciag mee pa - Je dang mee pa - Ti mug mee pa - Tzön drü - Bag yö - Tang gnom - Nam par mi tze ua -

Eka dasa kusaláni: - 1 shradda - 2 hri - 3 apaltavyam - 4 prashrabdhi - 5 alobha - 6 advesa - 7 amoha - 8 virya - 9 apramada - 10 upeksa - 11 ahimsa -

Sono undici: - 1. Fede - 2. Ritegno (opposto del 11° fattore secondario non virtuoso, impudenza) - 3. Pudore (opposto del 12° fattore secondario non virtuoso, sfrontatezza) - 4. Flessibilità - 5. Non attaccamento - 6. Non odio - 7. Non ignoranza - 8. Sforzo entusiastico - 9. Coscienziosità (il contrario del 20° fattore secondario non virtuoso, distrazione) - 10. Equanimità - 11. Non violenza.

Fede

དད་པ། - དད་པ་རྣམ་གསུམ། - ཡིད་ཆེས་པའི་དད་པ། - དང་བའི་དད་པ། - མངོན་འདོད་ཀྱི་དད་པ།

De pa - De pa nam sum - Yii ce pii depa - Dan pii depa - Ngön dö kyi depa

śraddhā

Fattore mentale virtuoso. Ha la funzione di far sorgere l’aspirazione. È la madre di tutte le realizzazioni virtuose. È di tre tipi: 1 fede della fiducia (che può essere instabile o stabile), 2 fede dell’ammirazione (o chiara), 3 fede del desiderio. I tre tipi di fede sono rivolti a tre tipi di oggetti: esistenza, qualità, potere o abilità.

Fenomeni (profondamente) estremamente nascosti

ཤེན་ཏུ་ལྐོག་གྱུར།

scen tu kog ghiur

-

(cfr cognizione inferente) Fenomeni che possono essere stabiliti solo facendo ricorso alle citazioni scritturali, ad es. gli aspetti sottili della legge di causa ed effetto.

Fenomeni composti non associati e impersonali

གང་ཟག་མ་ཡིན་པའི་ལྡན་མིན་འདུ་བྱེད་ཉེར་སུམ། - 1 ཐོབ་པ། - 2 འདུ་ཤེས་མེད་པའི་སྙོམས་འཟུག། - 3 འགོག་པའི་སྙོམས་འཟུག། - 4 འདུ་ཤེས་མེད་པ་བ། - 5སྲོག། - 6 རིག་མཐུན་པ། - 7སྐྱེ་བ། - 8 རྒ་བ། - 9 གནས་པ། - 10 མི་རྟག་པ། - 11 མིང་གི་ཆོགས། - 12 ཆིག་གི་ཆོགས། - 13 ཡི་དེའི་ཚོགས། - 14 སོ་སོ་སྐྱེ་བོ་ཉིད། - 15 འཇུག་པ། - 16 སོ་སོར་གནས་པ། - 17 རྣལ་འབྱོར། - 18 མགྱོགས་པ་ - 19 གོ་རིམ་ - 20 དུས། - 21 གནས། - 22 གྲངས། - 23 ཚོགས་པ།

Gang sag ma yin pii den min du gee ger sum - Thob pa - Du scee mee pii gnom sug - Gog pii gnom sug - Du scee mee pa ua - Trog - Rig thün pa - Kyie ua - Ga ua - Nam pa - Mi dag pa - Ming chi ciog - Cig chi ciog - Yi dei tzog - So so kye u ogni - Sug pa - So sor ne pa - Nal gior - Ghiog pa - Go rim - Dü - Ne - Drang - tzog pa -

1. Prapta - 2. Asamjanasamapatti - 3. Nirodhasamapatti - 4. Asamjnata - 5. prana - 6. Ninkyasabhaga - 7. Jati - 8. Jara - 9. Staiti - 10. Anitya - 11. Namakaya - 12. Padakaya - 13. Vyanjanakya - 14. Prthajanata - 15. Pravrtti - 16. Pranitiyama - 17. Yoga - 18. java - 19. Anukrama - 20. Kala - 21. desa - 22. Samkhya - 23. bheda

Fenomeni che non sono forma, né coscienza, né persona. - 1. Ottenimento - 2. Assorbimento meditativo senza discriminazione - 3. Assorbimento meditativo della cessazione - 4. Uno senza consapevolezza discriminante - 5. Forza vitale - 6. Categoria simile - 7. Nascita - 8. Invecchiamento - 9. Sostentamento - 10. Impermanenza - 11. Raccolta di nomi - 12. Raccolta di parole - 13. Raccolta di lettere - 14. Stato d’essere della persona ordinaria - 15. Impegno - 16. Esistenza distinta - 17. Yoga - 18. Rapidità - 19. Ordine/sistema - 20. Tempo - 21. Luogo - 22. Numero - 23. Gruppo.

Fenomeno auto caratterizzato

རང་མཚན།

Rang thzen

sva-lakṣaṇa

Fenomeno stabilito da parte propria senza essere etichettato da un pensiero.(cfr Esistenza per propria definizione o caratteristiche).

Fenomeno composto non associato

ལྡན་མིན་འདུ་བྱེད།

Den min du gie

Viprayukta samskara

Fenomeno impermanente che non è nè forma, nè coscienza, ad es. la persona.

 

Fenomeno leggermente nascosto

ཅུང་ཟད་ལྐོག་གྱུར།

Ciung se kog ghiur

kiṃcid-parokṣa

Oggetto che è leggermente offuscato, ad es. l’impermanenza (cfr conoscitore inferente).

Fenomeno nascosto, oscuro

ལྐོག་གྱུར།

Kog ghiur

Paroksa

Fenomeno che non può essere conosciuto da una percezione diretta, ma compreso solo da una inferenza generata sulla base di un ragionamento corretto.

Fenomeno permanente, immutabile

ཐེར་ཟུག་གི་དངོས་པོ།

Ther sug chi ngö po

-

Fenomeno che non è nella natura del cambiamento continuo, non è in grado di produrre effetti e non ha cause, non è soggetto al processo di nascita e distruzione. Tutte le scuole, esclusa la Vaibhasika, concordano nel dire che questo tipo di fenomeni non ha funzione. - Esempi di fenomeni permanenti sono: lo spazio, la cessazione, la talità, l’immagine mentale.

Fenomeno positivo, realizzazione

སྒྲུབ་པ།

Drubpa

Vidhi, siddhi

1. Fenomeno che non è un oggetto di comprensione della coscienza concettuale che lo apprendere tramite l'eliminazione esplicita dell'oggetto di negazione. 2. Realizzazione, ottenimento, pratica.

Ferma convinzione (Apprezzamento)

མོས་པ་

möpa

adhimoka

Fattore mentale che determina l’oggetto. Ha l’aspetto di tenere fermamente il proprio oggetto e la funzione di non deviare la mente su un altro.

Flessibilità o completo addestramento

ཤིན་སྦྱངས།

scen giang

prasrabdhi

Fattore mentale secondario virtuoso, capace di rimanere concentrato sugli oggetti virtuosi senza fatica, a piacimento e che ha la funzione di superare le oscurazioni.

Forza del karma

ལས་སྟོབས་ཆེ་ཆུང་

Le tob ce ciung

-

L’azione crea un karma più o meno forte in relazione a: campo (in ordine crescente: un essere umano ordinario, i genitori, i monaci dei due livelli, i Bodhisattva laici, i Bodhisattva monaci, Buddha, il Lama), base (ad es. se si sono presi o meno i voti), fenomeno, motivazione.

Generosità

སྦྱིན་པ། -

Gin pa

Dana

Una delle sei paramita. L’intenzione di donare. È di tre tipi: dono materiale, dono del Dharma (dell’insegnamento), dono della protezione (o non paura).

Ghelug, ghelugpa

དགེ་ལུགས་

Ghelug

-

Lett. “i virtuosi”, una delle quattro scuole del buddhismo tibetano, fondata da Lama Tzong Khapa.

Ghesce

དགེ་བཤེས་

Ghesce

-

Titolo di studio corrispondente al dottorato nella filosofia, attribuito ai monaci al termine degli studi nei collegi monastici della tradizione del buddhismo tibetano. Ci sono tre livelli di Gheshe: Dorampa, Tsogramba e ultimo più alto titolo è Lharampa.

Gioiello del Dharma

ཆོས་དཀོན་མཆོག།

Ciö kon ciog

Dharma ratna

La Dottrina. La vera cessazione e il vero sentiero – cfr anche Dharma.

Grande compassione

སྙིང་རྗེ་ཆེན་པོ

Gning.ge cen.po

Mahakaruna

Una compassione più grande che non riesce a sopportare la sofferenza degli altri. La causa diretta di Bodhicitta. Può essere classificata in 1. grande compassione, 2. grande compassione senza oggetto di referenza ( accompagnata dalla consapevolezza della natura di vacuità dei fenomeni), 3. grande compassione focalizzando il Dharma ( accompagnata dalla consapevolezza della natura impermanente e transitoria).

Guhyasamaja

གསང་བ་འདུས་པ།

Sang ua dü pa

Guhyasamāja

“Unione segreta”, divinità, fonte dei Tantra Padri del Mahanuttararayogatantra (vedi Tantra). La sua pratica sottolinea la fase di sviluppo e la creazione del corpo illusorio durante lo stadio del completamento.

Guru puja

བླ་མ་མཆོད་པ་

Lama Ciö.pa

Guru puja

Fare offerta o compiacere il Guru, maestro. Il termine è spesso usato in riferimento a specifiche cerimonie celebrate da un’assemblea di praticanti.

Guruyoga

བླ་མའི་རྣལ་འབྱོར།

Lame Nalgior

Guruyoga.

La pratica di devozione al guru – definita la “vita del Sentiero” - la meditazione e i servizi fatti per compiacere il proprio Guru al fine di incrementare la propria energia per ottenere l’Illuminazione ultima. - Nella meditazione si visualizza il proprio Guru della stessa essenza di un Essere illuminato, e si seguono gli esercizi di purificazione e accumulazione, ricevendone le benedizioni.

Hinayana

ཐེག་དམན།

Theg men

Hinayana

Sentiero seguito da Sravaka e Pratyekabuddha, che evidenzia l’importanza della motivazione della rinuncia. Si ispira soprattutto alla liberazione dalle sofferenze personali dell’esistenza ciclica e pratica principalmente i tre addestramenti superiori. Dal punto di vista Mahayana, le meditazioni e le pratiche dell’Hinayana non sono esclusive di quest’ultimo veicolo, ma sono viste come una base comune, indispensabile per andare oltre, verso l’Illuminazione finale.

Ignoranza

མ་རིག་པ།

Ma rig pa

Avidya

Una delle sei afflizioni radice. Fattore mentale di non conoscenza (opposto alla saggezza), buio, non chiaro. Ha la funzione di impedire la visione della realtà dei fenomeni. Secondo la Madhyamika Prasanghika, ignoranza e visione del transitorio (cfr) sono la stessa cosa, mentre le altre scuole le differenziano. Per illustrare la differenza fra ignoranza e visione del transitorio, Asanga fa il seguente esempio: quando, camminando nella semi-oscurità si scorge a terra della corda arrotolata, è possibile che la si scambi per un serpente. Pertanto, l’ignoranza, che in questo esempio è rappresentata dalla penombra, è una mancanza di chiarezza, che condiziona il sorgere della visione del transitorio, che nell’esempio è lo scambiare la corda per un serpente. Da parte sua, la scuola Prasangika Madiamika sostiene che in realtà questi due fattori mentali sono la stessa cosa, in quanto la nostra visione degli oggetti, dei fenomeni è distorta in ogni caso, perché fa sì che essi ci appaiano e vengano afferrati sempre come autonomamente esistenti. L’ignoranza è il primo dei dodici anelli (o legami) dell’origine interdipendente (cfr) e in questo contesto viene divisa in motivazione causale - di natura neutra, riferita all’aggrapparsi al sé spontaneo, innato – e motivazione del momento, che può essere virtuosa o non virtuosa e determina la natura dell’azione (karma) e il suo risultato in termini di futura rinascita.

Illuminazione

བྱང་ཆུབ་

Ciang ciub

Bodhi

Stato di onniscienza, che si ottiene con il superamento di due livelli di ostacoli, costituiti, il primo, dalle afflizioni e dai loro semi e dal karma e il secondo dalle impronte sottili. (cfr onniscienza, Buddha)

Imbarazzo (considerazione degli altri)

ངོ་ཚ་

Ngo tsa

Hrī

(cfr Lorig/semgiun) Fattore mentale secondario virtuoso, intenzione di volersi astenere da azioni non virtuose del corpo, della parola, della mente per la ragione degli altri.

Immagine mentale (immagine generica/significato generale)

དོན་སྤྱི།

Dön ci

Artha-sāmānya

(cfr Lorig/semgiun) Entità proiettata mentalmente che, pur non essendo l’oggetto, appare come se lo fosse (ad es. il vaso come appare nell’immaginazione). È l’oggetto apparente della mente concettuale. È un fenomeno permanente.

Impermanenza

མི་རྟག་པ་

Mi tag pa

anitya

La natura transitoria e momentanea dei fenomeni composti e dipendenti dalle cause e condizioni. È il contrario di “permanente, eterno”. - Vi è un livello grossolano, evidente dell’impermanenza, riferito a quei cambiamenti percepibili dalle coscienze sensoriali, e un livello sottile, che non è percepibile dai sensi, che è riferito alla natura di continuo cambiamento dei fenomeni. La scuola Vaibhasika sostiene l’esistenza di quattro momenti: produzione, dimorare, disintegrare, cessare, mentre le altre scuole spiegano che nel momento stesso in cui un fenomeno esiste si disintegra.

Impronte

བག་ཆགས་

Bag Ciag

vāsanā

1. Le tracce della visione dualistica sperimentate dalle sei coscienze. Costituiscono l’ostacolo all’onniscienza secondo la Madhyamika Prasangika e sono eliminate solo al decimo Terreno Mahayana. A differenza del seme (cfr), le impronte non causano l’insorgenza delle afflizioni. - 2. la potenzialità di un’azione che rimane depositata nel continuum mentale in attesa di maturare il proprio effetto.

Impudenza

ངོ་ཚ་མེད་པ་

Ngo tsa med pa

āhrīkya

Fattore mentale negativo secondario. Assenza di imbarazzo nei propri confronti per i propri errori.

Imputazione

བརྟགས་

tag

Kalpayi

Azione mentale che attribuisce ad un fenomeno sue caratteristiche oggettive.

Insieme dei risultati attivati

གྲུབ་པ༷འི་འབྲས་བུའི་ཡན་ལག།

Drub pii dre uii yen lag

-

Nascita, invecchiamento e morte, all’interno dei dodici anelli dell’origine dipendente (cfr).

Intenzione

སེམས་པ།

Sem pa

Cintana

Fattore mentale onnipresente. Azione mentale che spinge la mente verso l’oggetto.

Interdipendenza

རྟེན་འབྲེལ་

Ten drel

pratītya-samutpāda

Sorgere dipendente. Principio fondamentale che spiega che ogni fenomeno esiste perché dipende “da altro”. Vi sono vari livelli di interdipendenza, che le diverse scuole buddhiste interpretano in modo differente. La scuola Madhyamika ne espone tre: 1. da cause e condizioni, 2. dalle parti o direzioni, 3. dall’imputazione del nome. Il primo livello è caratteristico solo dei fenomeni prodotti o impermanenti, mentre tutti i fenomeni sono caratterizzati dagli altri due livelli. Le scuole Vaibhasika, Sautrantika e Cittamatra accettano solo il primo. Secondo la Scuola Prasangika Madhyamika, l’interdipendenza, nel suo significato più profondo, è la prova che tutti i fenomeni sono privi di esistenza intrinseca, proprio perché per esistere devono necessariamente dipendere.

Intervalli fra le sessioni di meditazioni

ཐུན་མཚམས།

Thün tzam

-

Periodi post meditativi che devono essere considerati parte integrante della pratica spirituale. Sia nei Sutra sia nei Tantra si trovano istruzioni e metodi per mantenere memoria e vigilanza affinchè la mente, la parola e il corpo non devino verso le azioni non virtuose e siano sempre impegnate nella virtù.

Intuizione penetrante

ལྷག་མཐོང།

Lhag tong

Vipasyana

Meditazione della intuizione penetrante. Concentrazione focalizzata univocamente, in grado di applicare l’analisi sul suo oggetto. La forma più elevata di tutte le concentrazioni, che è in grado di vedere nei dettagli la realtà dei fenomeni.

Invidia

ཕྲག་དོག

Trak dog

īrṣyā

Fattore mentale negativo secondario. Incapacità di sopportare il benessere e la felicità altrui (sulla base di attaccamento a beni, ecc.).

Io convenzionale

བདགས་ཙམ་གྱི་ང།

Dag zam ghii nga

-

La mera etichetta di un “io”; l’”io” convenzionalmente esistente o il punto di vista di un “io” che esiste solo etichettandolo mentalmente. (cfr anche “io semplice”).

Io semplice

ང་ཙམ།

Nga zam

-

Secondo la Prasangika Madhyamika è la verità convenzionale dell’io. In generale, vi sono tre modi di percepire o sperimentare l’io: io caratterizzato dall’esistere naturalmente, da parte propria; io caratterizzato dal non esistere naturalmente, da parte propria; io non caratterizzato da alcuna delle due precedenti identificazioni. Il primo è oggetto di negazione, il secondo è la vacuità dell’io e il terzo è l’io che compie le azioni e ne sperimenta gli effetti ed è detto io semplice. Questo terzo tipo di io esiste ed è il depositario delle impronte o forze potenziali (una volta compiuta l’azione, questa cessa e torna in stato di impronta che si deposita). è classificato in due: io semplice di ogni vita, io che copre tutta l’esistenza, da un tempo senza inizio.

Io, sé, me

ང།

nga

Aham, mama

(cfr “io semplice” e “persona”)

Kadampa

བཀའ་གདམས།

Kadam

-

Tradizione del buddhismo tibetano fondata da Atisha. Alcuni dei grandi Maestri appartenenti a questa tradizione sono Dromtonpa, Potowa e Cekawa.

Kagyu, kagyupa

བཀའ་བརྒྱུད་

Kagyü

-

“Lignaggio della tradizione orale”, scuola del Buddhismo tibetano originata da Marpa il Traduttore, in seguito ai viaggi compiuti in India. Marpa ebbe come discepolo Milarepa considerato il fondatore di questa scuola.

Kalachakra

དུས་འཁོར

Du Kor

Kālacakra

“Ruota del Tempo”, una delle principali deità di meditazione del Mahanuttarayogatantra, nonché la deità fondamentale dei tantra non duali.

Kalpa

སྐལ་པ

Kal pa

Bhavya

Sistema di calcolo del tempo. Secondo Kalachakra, un grande kalpa è composto di quattro kalpa medi e ogni kalpa medio è composto di venti kalpa piccoli. La durata di un piccolo kalpa è il tempo che trascorre iniziando da un’epoca in cui la vita dura 84000 anni, riducendo di un anno ogni cento anni la durata della vita, fino ad avere solo dieci anni di vita. A volte è tradotto come “eone”.

Kamalasila

ཀ་མ་ལ་ཤཱི་ལ

Kamalasila

Kamalasila

Discepolo di Santaraksita e insegnante dell’Università di Nalanda, si recò in Tibet dietro suggerimento del suo maestro e contribuì a diffondervi la tradizione pura di Nalanda.

Kangyur

བཀའ་འགྱུར།

Kangyur

-

La raccolta degli insegnamenti di Buddha tradotti dal sanscrito al tibetano.

Karma

ལས།

Le

Karma

Legge di causalità. Letteralmente “azione”, il principio del karma deriva da quello più generale dell’interdipendenza e più precisamente dal sorgere dipendente da cause e condizioni, che regola tutti i fenomeni prodotti, incluse le esperienze di felicità o sofferenza, le quali hanno necessariamente una causa, costituita dalle azioni degli esseri che le vivono. Il karma in generale ha quattro caratteristiche: 1 è certo (da una causa positiva/virtuosa si ottiene un risultato positivo, da una causa negativa/non virtuosa si ottiene un risultato negativo), 2 si moltiplica grandemente, 3 se non si accumula una causa non si sperimenta l’effetto, 4 il karma accumulato non si disperde. Per quanto riguarda l’ultimo punto, occorre notare che esiste la possibilità che l’impronta karmica (vd. oltre) venga rimossa o indebolita. Nel caso di impronte virtuose, queste possono essere cancellate da momenti di forte odio, mentre le impronte non virtuose si possono rimuovere con l’applicazione dei quattro antidoti opponenti (cfr). Un’azione è completa quando sono presenti quattro fattori: base, motivazione, azione, conclusione. Per quanto riguarda la motivazione, questa include il riconoscimento dell’oggetto, l’intenzione e il fattore mentale virtuoso o non virtuoso. - Una volta che l’azione è compiuta, subito dopo la sua conclusione si crea un’energia, che è depositata in forma di impronta nel continuum mentale. Questa impronta a sua volta si trasformerà in un risultato di sofferenza o felicità non appena saranno presenti le condizioni per la sua maturazione. Se l’azione non è completa, il karma è comunque creato, ma ha un’energia meno forte. Un’azione può essere compiuta tramite quelle che sono chiamate “le tre porte” (cfr): corpo, parola e mente. - Il karma negativo, insieme alle afflizioni mentali, è uno dei due ostacoli principali alla liberazione e una delle cause per la rinascita nell’esistenza ciclica. Per questo motivo, è della massima importanza astenersi dal commettere azioni negative, compiere quelle virtuose e purificare le impronte negative. In generale, vi sono dieci azioni negative o nere (cfr) che si devono evitare. Similmente, vi sono dieci azioni bianche o virtuose che sono l’opposto di quelle negative. Al fine di praticare le azioni virtuose, semplicemente non fare quelle non virtuose non è sufficiente, ma è di grande importanza generare la ferma intenzione di astenersene.

Karma bianco, virtuoso

དཀར་པོའི་ལས།

Kar poi le

-

(cfr karma) Include tutte le azioni virtuose.

Karma irremovibile

མི་གཡོ་བའི་ལས

Mi yo pi le

āniñjya karma

(cfr karma) particolare tipo di karma, connesso alla pratica di Shiné (cfr) il cui risultato porta alle rinascite più alte, nei reami della forma e senza forma (cfr).

Karma meritorio

བསོད་ནམས་ཀྱི་ལས།

sö nam kyi le

Punyakarma

(cfr karma) Karma che porta come risultato la rinascita come essere umano, semidio o dio del reame del desiderio.

Karma non meritorio

བསོད་ནམས་མ་ཡིན་པའི་ལས།

Sö nam ma yin pii le

Apunyakarma

(cfr karma) Karma che porta come risultato la rinascita come animale, spirito famelico o essere infernale.

Kaya

སྐུ་

Ku