Testi

INTRODUZIONE

Gli incontri durante i quali vengono conferiti gli insegnamenti, sono scanditi da precisi momenti di preghiera e rituali carichi di significato, in apparenza insoliti e lontani dalle nostre abitudini culturali.

Scopo di questa introduzione è rendere chiari i vari passaggi attraverso brevi spiegazioni per rendere partecipi gli intervenuti.

Dal momento in cui il Maestro fa il suo ingresso, iniziano le attività preparatorie all’insegnamento, infatti, il Maestro prima di sedersi, fa tre prostrazioni in direzione del trono sul quale si accomoderà. Durante le prostrazioni visualizza di prostrarsi verso tutti gli Esseri Illuminati, si prostra per evitare il sorgere di orgoglio e ignoranza e mantenere un atteggiamento di umiltà e gentilezza.

Successivamente anche gli ascoltatori, discepoli fanno tre prostrazioni al Maestro e agli Esseri Illuminati con l’intento di non generare durante l’ascolto una mente caratterizzata da aspetti non virtuosi come orgoglio, arroganza, in questo modo si preparano all’ascolto con un atteggiamento umile.

Prima di impegnarsi nell’ascolto degli insegnamenti è consuetudine leggere brevissimi testi perchè, se recitati consapevolmente riflettendo sul significato che nel tempo diventerà più chiaro, indirizzano la mente verso pensieri virtuosi. In questo modo ci si prepara all’ascolto con una predisposizione rivolta all’ottenimento delle realizzazioni spirituali per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Il vero significato dell'ascolto non è solamente quello d'udire il suono di un discorso, ma cercare di comprendere il significato per poi impegnarsi nell'accumulare esperienza, tutt'insieme diventa l'ascolto completo.

E’ anche considerato ascolto quando una persona da sola legge, riflette sul significato delle parole e accumula esperienza.

L'ascolto degli Insegnamenti porta diversi benefici, per esempio tramite l'ascolto accumuliamo la conoscenza dell'Insegnamento, purifichiamo le negatività, arriviamo a distinguere ciò che è valido da ciò che non lo è e, come risultato finale, otteniamo velocemente l'Illuminazione.

L'essenza del beneficio d'ascoltare gli Insegnamenti è purificare l'ignoranza della non conoscenza e accrescere la saggezza della conoscenza.

L'ascolto dell'Insegnamento è il compagno più affidabile. Generalmente abbiamo il compagno o la compagna della nostra vita, abbiamo delle persone come amici. Nella vita ordinaria i compagni qualche volta non sono affidabili, ad esempio: finché siamo ricchi possono essere numerosi, ma se diventiamo poveri può succedere che lentamente spariscano. Questo dimostra che i compagni ordinari non sempre sono affidabili. L’ascolto è un compagno sempre affidabile, perché sta sempre con noi, ovunque andiamo e in tutte le condizioni di vita rimane sempre con noi; quando soffriamo, quando siamo ammalati, quando moriamo, nei momenti difficili l’ascolto accumulato è sempre con noi, in questo senso è il compagno più affidabile.

Il modo più corretto di impegnarsi nell’ascolto viene messo in analogia

con tre difetti che potrebbero essere presenti in un contenitore; per avere un valido e proficuo ascolto dobbiamo essere liberi dai tre difetti di un contenitore che sono:

1) capovolto; 2) contaminato; 3) crepato o bucato alla base.

Se un contenitore è capovolto tutto quello che noi versiamo fuoriesce. Questa prima analogia indica il primo difetto dell'ascolto: fisicamente si è presenti, ma mentalmente siamo da tutt'altra parte, il Maestro parla, e non entra niente in noi, è come se fossimo assenti. L'atteggiamento corretto dell'ascolto dovrebbe essere come quello del cervo attratto dalla musica. Infatti, quando i cacciatori vanno a cacciare i cervi qualche volta suonano della musica, al suono della musica il cervo sarà attratto e concentrato per cui è molto facile per il cacciatore sparare e ucciderlo, proprio perché il cervo non s'accorge dell'arrivo del cacciatore. Quindi, non solo bisogna essere presenti fisicamente ma bisogna essere presenti anche mentalmente, tutta l'attenzione deve essere indirizzata alle parole, al discorso del Maestro.

Analizziamo il difetto del contenitore contaminato.

Abbiamo un contenitore con dentro del veleno, noi vi versiamo del cibo ma, per quanto sia gustoso e delizioso, diventa immangiabile, verrà sprecato completamente perché quel cibo delizioso è stato contaminato dal veleno. Il difetto di questo tipo di ascolto è quello di avere una preoccupazione egoistica, si ascolta non solo per beneficiare se stessi ma per poter beneficiare solo la propria vita presente e questa motivazione rende l'ascolto completamente inutile, viene rovinato tutto in questo modo, viene contaminato questo prezioso Insegnamento. Noi potremmo essere liberi dal primo difetto del contenitore, cioè essere presenti sia fisicamente che mentalmente e ascoltare le parole di Buddha però, dovremo assicurarci d'essere liberi anche dal secondo difetto. E’ necessario ascoltare con una motivazione valida in accordo al sentiero Mahayana che ci conduce verso l'Illuminazione, quindi dovremo assicurarci d'avere la motivazione di Bodhicitta caratterizzata dall’attitudine a prendere in cura e beneficiare tutti gli esseri senzienti.

Il terzo difetto del contenitore è di essere crepato o bucato alla base.

Noi possiamo versare dei liquidi estremamente preziosi e forse in un primo momento il contenitore riesce a trattenerne un po’, ma nel tempo lentamente tutto fuoriesce dalla crepa che c’è alla base, per cui ad un certo punto non rimane più nulla. Noi potremo essere liberi dal primo difetto ascoltando con attenzione, potremo essere liberi dal secondo difetto avendo Bodhicitta la valida motivazione dell’interessamento altruistico, ma dobbiamo essere liberi anche dal terzo difetto che si verifica quando non memorizziamo, non familiarizziamo, dimentichiamo, se questo accade allora non siamo liberi dal terzo difetto. Ovviamente siamo ancora esseri ordinari, è normale che non riusciamo a ricordare parola per parola, precisamente, tutto ciò che è stato ascoltato ma bisogna organizzarsi mentalmente per ricordare i punti principali, le sottodivisioni e, aiutati da questi punti, sapremo anche cosa in essi viene spiegato. È estremamente utile conversare fra praticanti, ripassare insieme, scambiando le conoscenze.

Tutti questi esempi sono un preciso riferimento a un discorso di Buddha sul corretto comportamento dell'ascolto. Le parole di Buddha furono:

“Ascoltare bene, ascoltare con attenzione, tenere in memoria”.

La prima frase ascoltare bene indica il comportamento corretto opposto al contenitore contaminato; ascoltare con attenzione indica il comportamento corretto opposto al contenitore capovolto; tenere in memoria indica il comportamento corretto opposto al contenitore crepato alla base.

Dopo la recitazione dei testi, se il tempo a disposizione e le circostanze lo permettono, si fa richiesta al Maestro di concedere gli insegnamenti attraverso il rituale dell’offerta del mandala. La pratica consiste nell’offrire simbolicamente ai Buddha e al Maestro, tutte le ricchezze e tutti i beni posseduti nelle vite passate, nella vita presente e in quelle future, come tutto ciò che si può desiderare nell’universo. L’offerta sta significare che il Dharma (Insegnamento) è superiore a tutte le cose materiali e per questo simbolicamente si offre tutto l’universo e qualunque cosa materiale esista, per avere in cambio il Dharma che è superiore. L’offerta del Mandala viene fatta dal profondo del nostro cuore per richiedere e per sottolineare l’importanza degli insegnamenti.

Questo momento è accompagnato dal canto dell’offerta del mandala, in versione lunga o breve a seconda del tempo a disposizione, e se abbiamo l’oggetto che rappresenta l’offerta, viene posto davanti al discepolo che intona il canto. L’oggetto è costituito da una base rotonda chiamata mandala sulla quale vengono disposti dei cerchi concentrici sempre più piccoli, riempiti di riso o altro materiale, coronato da un diadema ornamentale (vedi figura 1). Nella traduzione della versione lunga del mandala è possibile prendere visione dettagliatamente degli oggetti che immaginiamo di offrire. Generalmente possiamo dire che rappresenta l’universo nella cosmologia Buddhista.

Altri oggetti simbolici possono essere offerti al Maestro durante il canto, nell’ordine:

. una base rotonda sul quale sono poste cinque punte, quella centrale “il monte Meru”, rappresenta l’universo nella cosmologia Buddhista. Le quattro punte attorno a quella centrale rappresentano i quattro continenti attorno al Monte Meru. Sua Santità il XIV Dalai Lama ha più volte detto che possiamo anche immaginare il mandala come la rappresentazione del pianeta terra, il sistema solare, la galassia, o l'universo, in accordo alla concezione della scienza moderna. Non fa alcuna differenza. Il punto è che l'offerta di un mandala rappresenta la volontà di dare tutto l'universo per ricevere insegnamenti,

. una Statua che raffiguri l’Essere Illuminato

. un Testo d’Insegnamento

. uno Stupa.

In alternativa o congiuntamente, l'offerta del mandala può essere rappresentata da un mudra gestualità delle mani (vedi figura 2), dove il Monte Meru è rappresentato dalle due dita unite verso l’alto e le rimanenti dita intrecciate in coppie rappresentano i quattro continenti.

Dopo l'offerta del Mandala prima di svolgere le attività; per il Maestro parlare, e per i partecipanti ascoltare, viene recitato tre volte il verso della presa di Rifugio e generazione di Bodhicitta per potere richiamare alla mente - sia per l'ascoltatore che per il Maestro - la generazione interiore della motivazione di Bodhicitta (ottenere l’Illuminazione per il beneficio di tutti gli esseri senzienti). Per questa ragione il verso viene recitato insieme.

Al termine dell’insegnamento viene ripetuta l’offerta del mandala, per ringraziare il Maestro che ha conferito gli insegnamenti. Dopo l’ascolto si termina sempre con la dedica. La dedica non si riferisce tanto all’atto in sé, è principalmente un aspetto mentale: è desiderare che l’energia virtuosa, i meriti accumulati non degenerino, che diventino inesauribili e cause per l’Illuminazione, tutto questo insieme si chiama dedica. La dedica è uno dei due atti importanti della pratica, Shantideva, infatti, sottolinea come all’inizio sia importante avere una motivazione valida mentre alla fine è importante fare sempre la dedica. La dedica è una preghiera, mentre una preghiera non sempre è una dedica. La differenza sta nel fatto che quando facciamo la dedica oltre a esprimere un desiderio, aspirazione abbiamo anche bisogno della sostanza da dedicare, quando preghiamo esprimiamo solo un desiderio, un’aspirazione. Abbiamo sei caratteristiche della dedica:

1. Sostanza da dedicare (i meriti, energia virtuosa accumulata)

2. lo scopo per cui si fa la dedica (non far degenerare i meriti accumulati e renderli inesauribili)

3. l’oggetto verso cui, si fa la dedica (l’Illuminazione)

4. per quale beneficio (per tutti gli esseri senzienti)

5. come si fa la dedica (ricordando la vacuità, ovvero, la naturale mancanza di esistenza autonoma e indipendente dei tre cicli: se stessi, i meriti e l’oggetto verso cui, si fa la dedica)

6. come dedicare i meriti (fare la dedica normale, come tante volte viene praticata, senza avere tante caratteristiche ma semplicemente fare la dedica, senza ricordare la Vacuità).

Fare la dedica è una pratica estremamente potente, infatti se oggi abbiamo ancora questa opportunità di studiare e praticare questi straordinari Insegnamenti ciò dipende dalla forza della dedica fatta da Sakyamuni Buddha. Praticanti, discepoli di Buddha come Shariputra, Mongalpu e altri, hanno avuto nella loro vita non soltanto l’opportunità d’imparare ma anche di fare esperienze e stabilizzarle ottenendo delle realizzazioni grazie anche alla forza della dedica di Sakyamuni Buddha.

L’era presente è l’era della degenerazione e, durante questo tempo, si manifestano i cinque aspetti della degenerazione:

1. della durata della vita

2. delle afflizioni

3. delle persone

4. del tempo

5. delle visioni.

Sono le caratteristiche dell’era presente, dove di pari passo anche gli Insegnamenti degenerano però - benché ci sia tanta negatività - abbiamo avuto l’opportunità di incontrare l’Insegnamento e se lo abbiamo incontrato in parte dipende dalla forza della dedica di Sakyamuni Buddha. Noi allo stesso modo possiamo fare la dedica, quest’atto diventerà molto potente e l’Insegnamento durerà nel tempo e tanti altri dopo di noi potranno avere l’opportunità di conoscere questi Insegnamenti. Si dice che se dimentichiamo di fare la dedica e, inoltre, generiamo dentro di noi una forte negatività come l’odio, l’ira, quest’odio distruggerà quei meriti, che non avevamo preservato facendo la dedica. Non è sempre vero che l’odio distrugge ogni traccia dei meriti che abbiamo accumulato, non li elimina totalmente. Cosa significa quando si afferma che l’odio distrugge i meriti? Significa, per esempio, che se oggi accumuliamo positività, meriti che, supponiamo, siano cause potenziali per far maturare un risultato positivo domani, e oggi stesso proviamo anche forte rabbia, questa, posticipa, ritarda la maturazione del risultato positivo.

Potrebbe posticiparlo all’anno prossimo, alla vita successiva, quindi una certa impronta, una certa continuità dei meriti rimane, quello che succede è che la maturazione del risultato verrà ritardato, posticipato. A seconda dell’intensità dell’ira, leggera, media o forte anche il ritardo sarà proporzionale. In questo senso l’ira distrugge la virtù. Per proteggere i meriti accumulati e non farli distruggere dall’ira esiste la pratica della dedica. Per spiegare questo c’é il discorso in un Sutra di Buddha dove spiega: Se versiamo una goccia d’acqua nell’oceano la traccia di quella goccia permane fin quando l’intero oceano non verrà prosciugato, allo stesso modo i meriti dedicati come causa per la completa Illuminazione permarranno fin quando l’Illuminazione non sarà completata. Per esempio, quando abbiamo compiuto qualcosa di positivo possiamo anche semplicemente pensare: “questa cosa positiva che ho fatto spero che diventi una causa, possa essere utile per realizzare la completa Illuminazione per il beneficio di tutti gli esseri senzienti”, anche solo pensare così è una dedica. Con questo tipo di dedica, dove i meriti accumulati vengono dedicati alla propria Illuminazione con lo scopo di beneficiare tutti gli esseri senzienti, non c’è condivisione, perchè tutto è indirizzato a una singola persona, noi stessi, che vogliamo ottenere l’Illuminazione. C’è un secondo tipo di dedica che rende la forza della virtù e meriti inesauribile ancora più potente: la dedica della condivisione. Vuol dire che dedichiamo perché tutti possano realizzare la propria Illuminazione. L’Illuminazione degli esseri senzienti dipende dall’attività di Buddha e Bodhisattva di dare Insegnamenti, queste sono le condizioni che portano all’Illuminazione tutti gli esseri senzienti, per cui i nostri meriti devono essere inseriti nelle attività dei Buddha e Bodhisattva così che gli esseri senzienti diventino Illuminati. La dedica deve essere formulata in questo modo: “Dedico questi meriti per tutti gli esseri senzienti affinché possano avere l’opportunità di incontrare le condizioni favorevoli come, per esempio, l’attività dei Buddha e Bodhisattva di dare Insegnamenti così che, possano diventare completamente Illuminati”. Facendo così abbiamo dichiarato la volontà che i nostri meriti diventino le condizioni favorevoli per tutti gli esseri senzienti dì diventare completamente Illuminati, in questo modo i meriti permarranno nel tempo e continueranno a beneficiare, a produrre degli effetti positivi fin quando tutti gli esseri senzienti non saranno completamente Illuminati. La stessa forza positiva dei meriti potrà anche essere dedicata per realizzare dei benefici immediati, interessi che riguardano la vita presente. Non è vietato, si può fare, ma in questo modo quando poi i benefici saranno maturati e la vita presente cessa, i meriti saranno esauriti perché i frutti sono già maturati in questa vita, quindi non rimane niente, dei meriti non potremo più usufruirne nella vita futura, in quella futura ancora e così via di seguito perché sono già stati consumati. Questo non è assolutamente favorevole. Fra dedicare i meriti per la propria Illuminazione o per l’Illuminazione di tutti gli esseri senzienti è preferibile scegliere la seconda. Se noi dedichiamo i meriti accumulati per la nostra Illuminazione, quando diventeremo completamente Illuminati i frutti dei meriti saranno maturati, esauriti, ma se noi dedichiamo questi stessi meriti affinché diventino le condizioni favorevoli, le cause per l’ottenimento dell’Illuminazione di tutti gli esseri senzienti, significa che i meriti permarranno nel tempo, continueranno a beneficiare e dureranno fin quando tutti gli esseri senzienti diventeranno completamente Illuminati. Questo significa che permanendo i meriti nel tempo, noi continueremo a ricevere benefici fin quando tutti saranno completamente Illuminati, finché ci sarà la continuità dei meriti i risultati positivi continueranno a maturare. Sempre relativamente alla nostra pratica della dedica ci sono tre grandi dediche:

1. dedicare i nostri meriti affinché diventino le cause per noi stessi e per tutti gli altri di ottenere e sviluppare le due qualità: la qualità della realizzazione della conoscenza degli Insegnamenti scritturali e orali e la qualità della realizzazione;

2. dedicare i nostri meriti affinché diventino le cause per noi stessi e per gli altri di poter incontrare nuovamente i Maestri nella vita futura e per non separarsi mai dal Maestri nelle vite future;

3. dedicare i meriti affinché diventino le condizioni favorevoli, le cause per l’ottenimento dell’Illuminazione di tutti gli esseri senzienti.

Non tutti sanno come fare la dedica correttamente, non tutti conoscono o ricordano i differenti modi di fare la dedica, può succedere. Esiste una possibilità per fare la dedica sempre corretta: recitare i due versi che noi troviamo nella preghiera di Buddha Samantabhadra:

Proprio come il coraggioso Manjusri, come pure Samantabhadra
hanno realizzato la realtà delle cose, così come sono,
dedico tutti questi meriti nel modo migliore
affinché io possa seguire il Loro esempio.

Tutti i Vittoriosi dei tre tempi
hanno apprezzato una simile dedica.
Possano tutti i semi della mia virtù
essere dedicati al nobile servizio degli altri.

"Fino a quando ci sarà lo spazio e fino a quando ci saranno esseri senzienti
fino ad allora possa anch’io durare, per liberare il mondo dalla sofferenza" - Shantideva

Ghe Pel Ling - Istituto Studi di Buddhismo Tibetano

Guida Spirituale e Direttore: Ven. Lama Thamthog Rinpoche
Maestro residente: Ven. Lama Khenrab Rinpoche 
Associato all'Unione Buddhista Italiana

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